Raddoppia il credito d’imposta per le Aree ZES: zone economiche speciali

RAMSES GROUP NEWS n.190 – 15 giugno 2021

L’agevolazione

Il bonus per gli investimenti, anche per acquisto di immobili strumentali, arriva fino a 100 milioni di euro. L’autorizzazione unica concentra tutti gli atti di assenso e nullaosta.  Ruolo centrale all’Agenzia per la Coesione territoriale.

Credito d’imposta fino a 100 milioni di euro, possibilità di inserire tra i beni ammissibili ad agevolazione anche gli immobili strumentali agli investimenti, utilizzo dello strumento dell’autorizzazione unica.

Queste le novità, di particolare interesse per le imprese, apportate dal decreto Semplificazioni in materia di agevolazioni per le Zone economiche speciali (Zes).

Il Dl 77/2021 rende più appetibili gli incentivi per le Zes e introduce alcune novità anche sul tema delle aree interne e dell’Agenzia per la coesione territoriale.

L’incentivo a favore delle Zes esce rafforzato grazie al potenziamento dei poteri in capo al commissario straordinario. Oltre al raddoppio del credito d’imposta ottenibile per gli investimenti, che passa da 50 milioni a 100 milioni di euro, la semplificazione normativa prevede che, fino al 31 dicembre 2026, il commissario potrà svolgere le funzioni di stazione appaltante ed operare con poteri straordinari. Inoltre, viene introdotto anche per le Zes lo strumento dell’autorizzazione unica, come già previsto in materia di impianti ed infrastrutture energetiche. L’autorizzazione unica, in particolare, consente di concentrare in un unico provvedimento tutti gli atti di autorizzazione, assenso e nullaosta comunque denominati, previsti dalla vigente legislazione in relazione all’opera da eseguire o all’attività da intraprendere o al progetto da approvare. Il credito d’imposta viene inoltre esteso all’acquisto di immobili strumentali agli investimenti, anche mediante contratti di locazione finanziaria.

L’agevolazione a supporto degli investimenti nelle Zes, è basata sull’impianto del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, è destinato alle imprese di tutte le dimensioni per gli investimenti effettuati a partire dalla data del Dpcm istitutivo della Zona economica speciale.

L’Agenzia per la Coesione territoriale assumerà un ruolo centrale nell’attuazione delle misure a favore delle Zes. Sarà investita del ruolo di supporto all’attività dei commissari e il coordinamento della loro azione nonché della pianificazione nazionale degli interventi nelle Zes, tramite proprio personale amministrativo e tecnico a ciò appositamente destinato. Oltre all’attività di coordinamento, l’Agenzia fornirà anche supporto ai singoli commissari mediante personale tecnico e amministrativo dotato di idonee competenze, al fine di garantire l’efficacia e l’operatività dell’azione commissariale, con oneri a carico del Programma operativo complementare al Programma nazionale governance e capacità istituzionale 2014-2020, per complessivi 17,6 milioni.

La governance della Strategia nazionale per le aree interne trova un’accelerazione in vista dell’avvio del nuovo periodo di programmazione delle risorse europee e nazionali. Grazie al Dl Semplificazioni viene velocizzato il processo di attuazione, eliminando il riferimento agli Accordi di programma quadro come strumento attuativo della Strategia. L’attuazione degli interventi sarà perseguita attraverso la cooperazione tra i livelli istituzionali interessati, con il coordinamento del ministro per il Sud che si avvarrà dell’Agenzia per la coesione territoriale, nelle forme e con le modalità definite con apposita delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile.

L’Agenzia per la coesione territoriale si rafforza in vista della nuova programmazione dei fondi europei e potrà esercitare il potere sostitutivo in caso di inadempienze o ritardi che determino rischi di definanziamento nell’utilizzo dei fondi strutturali. L’Agenzia potrà inoltre assumere le funzioni di soggetto attuatore, avvalendosi di una centrale di committenza ai fini dell’effettiva realizzazione degli interventi.

Fonte Il SOLE 24 ORE

CABINA DI REGIA ZES: Al commissario straordinario nuovi poteri in deroga

L’obiettivo delle norme del decreto Semplificazioni dedicate alle Zes (Dl 91/2017) è quello di efficientare lo strumento. Innanzitutto cambia la strategia di coordinamento; i nuovi commi 6-bis e 7-quater dell’articolo 4 della norma richiamata (si veda anche l’altro articolo in pagina) disegnano con maggiore attenzione la figura del commissario straordinario, nominato con Dpcm su proposta del ministro per il Sud, d’intesa con il presidente della Regione interessata e, inoltre, stabiliscono che sia l’Agenzia per la Coesione territoriale a supportare l’attività del commissario garantendo, sulla base degli orientamenti della Cabina di regia sulle Zes, il coordinamento dell’azione e la pianificazione degli interventi nelle Zes.

Non si può nascondere che il ruolo del commissario, nella visione governativa, assume una funzione determinante, al punto che, per snellire l’attuazione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza relativamente alla infrastrutturazione delle Zes, questi può, con apposite ordinanze e su richiesta degli enti competenti, assumere le funzioni di stazione appaltante e operare addirittura in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici. Decisivo è anche il ruolo di coordinamento e strategia che il Commissario assumerà di concerto con le Regioni interessate.

Un discorso a parte lo merita l’articolo 59 che, con lo scopo di ridimensionare il divario infrastrutturaletra le diverse aree geografiche, dispone che, con decreto da adottarsi entro il 30 novembre 2021, il ministero delle Infrastrutture effettui una ricognizione del numero e della classificazione funzionale delle strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche, nonché del numero e dell’estensione, con indicazione della relativa classificazione funzionale, delle infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.

Fonte Il SOLE 24 ORE

ZES: procedure più semplici e agevolazioni fiscali per attrarre i grandi investitori

Aumentano i fondi e le agevolazioni fiscali a favore dello sviluppo delle zone economiche speciali. 

Previste, inoltre, procedure semplificate, l’autorizzazione unica, il silenzio assenso, nonché una maggiore autonomia e nuovi poteri d’azione per i commissari straordinari. E’ quanto previsto dal decreto Semplificazioni con l’obiettivo di rendere le ZES uno strumento attrattivo per grandi investitori nazionali e internazionali. In particolare, si punta a realizzare collegamenti tra le aree industriali e i porti, gli aeroporti, e i corridoi europei per ridurre i tempi e i costi di trasporto dalle ZES al cuore dell’Europa e il resto del mondo.

Le norme sugli appalti, il superbonus 110% e le semplificazioni in campo energetico, contenute nel decreto Governance e Semplificazioni D,L, 77/2021, hanno ampiamente animato il dibattito politico. Meno note, ma di grande rilievo sono, però, le novità avviate nel campo della coesione.

Nuove regole per le zone economiche speciali

Tre articoli, in particolare, rivedono la disciplina delle zone economiche speciali (ZES) introdotta dal decreto Mezzogiorno nel 2017, quella della Strategia Aree Interne (Snai) prevista dalla legge di Bilancio 2014, oltre a varare un fondo e una complessa procedura per la perequazione infrastrutturale. I primi due interventi sono finanziati nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) attraverso lo spostamento di una parte dello stanziamento inizialmente dedicato alle Aree Interne, (circa un miliardo e mezzo) in favore delle ZES.

Il D.L. n. 77/2021, entrato in vigore il 1° giugno, nel tentativo che le zone economiche speciali inizino a portare i frutti sperati, introduce nuovi rinforzi: procedure semplificate, autorizzazione unica, tempi dimezzati, silenzio assenso, conferenza di servizi e, soprattutto, si propone di garantire maggiore autonomia di manovra e più rapidità di azione ai commissari straordinari.

Il nuovo Esecutivo, stanziando ben oltre 600mln di euro nel PNRR, si pone l’obiettivo di riformare e riordinare il sistema di gestione e controllo delle ZES al fine di recuperare al flop maturato negli ultimi quattro anni. Dal 2017 ad oggi, infatti, ben poco è cambiato per le otto aree che sarebbero dovute diventare motore propulsivo per la ripartenza del Mezzogiorno.

Il decreto legge prova a ridare sprint, quindi, sul fronte dei progetti speciali per la coesione territoriale previsti nel Piano nazionale ripresa e resilienza (PNRR); le risorse per la coesione, infatti, passano dai 4,18 miliardi del precedente Piano Conte ai 4,41 miliardi di PNRR licenziato dal nuovo Esecutivo.

L’aumento di fondi, unito a una loro rimodulazione, permetterà (si spera) di rilanciare nel Piano anche le ZES prefigurando un intervento fondamentale nell’assetto geo-politico e geo-economico futuro del Mediterraneo generando ricchezza non solo il meridione, ma per l’intero Paese.

PNRR e ZES

Tallone d’Achille, che ha frenato fino ad oggi lo sviluppo delle ZES, è senza dubbio la fragilità o assenza dei collegamenti infrastrutturali tra le zone interessate.

Su questo punto si sono concentrati i maggiori sforzi di spesa del Recovery fund. In particolare, si punta a realizzare collegamenti tra le aree industriali e i porti, gli aeroporti, i corridoi europei per ridurre i tempi e i costi di trasporto dalle ZES al cuore dell’Europa e il resto del mondo.

Tra le pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, emerge chiaramente l’intenzione di riparare a questa debolezza: gli investimenti infrastrutturali previsti nel PNRR mirano (finalmente) allo sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti.

Nell’ambito dei Piani strategici di sviluppo delle ZES coinvolte (Campania, Calabria, Ionica Interregionale Puglia e Basilicata, Adriatica Interregionale in Puglia e Molise, Sicilia occidentale e orientale, Abruzzo e Sardegna) sono previste diverse progettualità infrastrutturali:

– collegamenti di “ultimo miglio” tra le aree industriali e la rete SNIT e TEN-T;

– urbanizzazioni primarie;

– reti di trasporto resilienti ed efficienti con interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza delle opere d’arte serventi.

Poteri e attività dei commissari

Il provvedimento in commento modifica soprattutto la governance, introducendo poteri reali ed estesi al commissario straordinario. L’art. 57 al comma 2 prevede, infatti, che il commissario venga “nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro per il Sud e la coesione territoriale, d’intesa con il Presidente della Regione interessata”.

Sarà poi l’Agenzia per la Coesione Territoriale a supportare l’attività dei commissari garantendo sulla base della cabina di regia delle Zone Economiche Speciali “il coordinamento della loro azione nonché della pianificazione nazionale degli interventi nelle ZES, tramite proprio personale amministrativo e tecnico a ciò appositamente destinato, con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente”.

L’Agenzia fornirà “supporto ai singoli Commissari, con personale tecnico e amministrativo in numero adeguato alle esigenze operative e dotato di idonee competenze, attraverso specifiche iniziative di rafforzamento amministrativo, al fine di garantire efficacia e operatività dell’azione commissariale”. Il comma 3 stabilisce, inoltre, il Commissario straordinario si avvarrà “delle strutture delle amministrazioni centrali o territoriali e di società controllate dallo Stato o dalle regioni.”

Le amministrazioni diventano, quindi, parte attiva attraverso una Conferenza coordinata dal Commissario stesso. I termini in cui si devono pronunciare sono stati dimezzati e diventano perentori, configurando la possibilità per il Commissario di agire anche in regime di silenzio-assenso.

Il comma 4 dell’art. 57 del decreto interviene in maniera decisa, pertanto, sui “poteri” dei commissari straordinari per l’attuazione ZES; fino al 31 dicembre 2026, a richiesta degli enti competenti, i commissari potranno assumere le funzioni di stazione appaltante e operare in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici, nonché delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea. A questo scopo viene dotato di una struttura autonoma e una contabilità propria. Per l’esercizio delle sue funzioni il commissario straordinario può provvedere anche a mezzo di ordinanze. Si tratta di modifiche di vasta portata che hanno già suscitato perplessità in alcune regioni. A queste ultime, invero, d’imperio viene imposto di adeguare la propria programmazione finanziaria proprio alle esigenze delle ZES. In effetti, affinché le zone economiche speciali non restino solo “sulla carta” e diventino realmente uno strumento attrattivo per grandi investitori nazionali e internazionali, il percorso tracciato dal decreto Semplificazioni sembra imboccare la strada giusta.

Una consistente semplificazione ed un interlocutore unico, dotato di veri poteri, è la controparte indispensabile che grandi imprese di logistica, trasporti e manifatturiere internazionali attendevano per realizzare, in tempi rapidi, piani di sviluppo credibili e di lungo respiro.

Autorizzazione Unica

Nella nuova struttura il commissario ha dei veri poteri autorizzatori, che esercita sostituendo tutte le autorizzazioni con una autorizzazione unica. Il PNRR stabilisce dei “meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi” e di modifiche delle norme per fare in modo che i commissari abbiano in mano “la titolarità del procedimento di autorizzazione unica” e che siano “l’interlocutore principale per gli attori economici interessati a investire sul territorio di riferimento”.

Il decreto legge approvato prevede all’art. 5 bis comma 2 che “i progetti inerenti alle attività economiche ovvero l’insediamento di attività industriali, produttive e logistiche all’interno delle ZES, non soggetti a segnalazione certificata di inizio attività, sono soggetti ad autorizzazione unica, nel rispetto delle normative vigenti in materia di valutazione di impatto ambientale”.

L’autorizzazione unica “costituisce variante agli strumenti urbanistici e di pianificazione territoriale, ad eccezione del piano paesaggistico regionale”.

L’autorizzazione unica, nella quale confluiscono tutti gli atti di autorizzazione (assenso e nulla osta) previsti dalla vigente legislazione in relazione all’opera da eseguire, “al progetto da approvare o all’attività da intraprendere”, viene rilasciata dal Commissario straordinario della ZES a conclusione di specifica conferenza di servizi (art. 14-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241).

Il rilascio dell’autorizzazione unica, sostituisce “ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominati e consente la realizzazione di tutte le opere, prestazioni e attività previste nel progetto”. Alla conferenza di servizi vengono invitate tutte le amministrazioni competenti, anche per la tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali, demaniale, antincendio, della salute dei cittadini e preposte alla disciplina doganale.

L’iter appena descritto ha, nelle intenzioni del legislatore, lo scopo di semplificare e velocizzare lo sviluppo delle ZES, fino ad ora rimaste al palo.

Agevolazioni fiscali e infrastrutture

Altro tema cruciale per ridare appeal alle ZES riguarda le agevolazioni fiscali. A tal proposito un primo sforzo concreto concerne l’innalzamento del tetto del credito d’imposta per gli investimenti che, come prevede l’art. 57, viene aumentato da 50 a 100mln di euro ed è esteso all’acquisto di immobili strumentali agli investimenti, anche mediante contratti di locazione finanziaria.

L’aumento previsto è finanziato con 283mln a valere sul Fondo sviluppo e coesione. Importante sottolineare, che il tax credit per gli investimenti nelle ZES è cumulabile con il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0.

Entrambe le normative, infatti, consentono il cumulo del beneficio con altre agevolazioni aventi a oggetto i medesimi beni.

Fonte  IPSOA 

APPROFONDIMENTI

Che cosa sono le Aree ZES

Il Decreto Legge n. 91 del 2017 (coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2017, n. 123), ha dato i natali alle ZES, le Zone Economiche Speciali.

Le Zone Economiche Speciali sono aree geografiche italiane nelle quali si applica una legislazione economica diversa da quella del resto del Paese e in cui sono previsti incentivi speciali a beneficio delle aziende attraverso strumenti di agevolazione fiscale o semplificazioni di tipo amministrativo.

Le ZES devono avere caratteristiche precise: oltre a dover essere istituite all’interno dei confini statali, devono avere delimitazioni definite e comprendere un’area portuale collegata alla rete transeuropea dei trasporti.

Gli obiettivi delle Zes sono tanto semplici quanto ambiziosi: agevolare l’imprenditoria giovanile e rafforzare le imprese già esistenti ma anche attirare attrarre investimenti dall’estero.


Definizione di ZES

Volendo dare una definizione quasi testuale di Zone economiche speciali (ZES) possiamo dire che si tratta di “aree geografiche nell’ambito delle quali un’Autorità governativa offre incentivi a beneficio delle aziende che vi operano attraverso strumenti e agevolazioni che agiscono in un regime derogatorio rispetto a quelli vigenti per le ordinarie politiche nazionali”.
Con la creazione delle ZES gli Stati hanno come obiettivo una crescita della competitività ed il generale rafforzamento di tutto il tessuto produttivo attraverso l’aumento degli investimenti anche stranieri, l’aumento delle esportazioni, la creazione di nuovi posti di lavoro, l’aumento dell’innovazione.

In Italia la normativa ZES è stata recepita con il D.L. 91/2017, il cosiddetto Decreto Sud. Tale decreto prevede una serie di misure per la crescita economica ed occupazionale del Mezzogiorno, nonché per superare il divario economico e sociale tra il sud Italia ed il resto del paese.

Al capo II art. 4 e 5, il Decreto Sud istituisce e regola le zone economiche speciali (ZES). Nello specifico al comma 2 art.4 il D.L. 91/2017 da una definizione di ZES indicando anche le caratteristiche che la stessa deve avere.

Nello specifico è disposto che: “Per ZES si  intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente  identificata,  situata entro i confini  dello  Stato, costituita anche  da  aree  non  territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico  funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le  caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre  2013  del  Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea  dei  trasporti  (TEN-T).

Per l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementale degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa”

ZES: agevolazioni e benefici

Una volta esaminato a lungo cos’è una ZES, come e chi può istituirla, è il momento di capire quali sono le agevolazioni e gli effettivi vantaggi che la stessa apporta agli operatori economici che già operano nella zona definita ZES e per quelli che metteranno in piedi nuove attività.

L’art. 5 capo II D.L. 91/2017 è dedicato proprio ai benefici fiscali e alle semplificazioni che operare in una ZES comporta.
Le aziende nuove e quelle già operative insediate nella ZES che inizieranno o incrementeranno attività economiche imprenditoriali nella ZES beneficeranno innanzitutto di:

  • procedure amministrative semplificate;
  • accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES.

Per quanto riguarda il credito d’imposta per gli investimenti al Sud previsto dall’ art. 1, c. 98-108, Legge n. 208/2015, questo sarà commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.

Tuttavia le agevolazioni ed i benefici concessi agli operatori economici della ZES sono soggette a due condizioni, cioè che:

  • le imprese beneficiarie mantengano la loro attività nell’area ZES per almeno sette anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti;
  • le imprese beneficiarie non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento.

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TUTTE le AGEVOLAZIONI per le zone economiche speciali

Con l’obiettivo di favorire la creazione di condizioni favorevoli in termini economicifinanziari e amministrativi, che consentano lo sviluppo, in alcune aree del Paese, delle imprese già operanti, nonché l’insediamento di nuove imprese, l’articolo 4 D.L. 91/2017 (convertito, con modificazioni, dalla L. 123/2017) ha previsto l’istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES).

Per ZES si intende una “zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata”, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti, purché caratterizzate dalla sussistenza di un nesso economico-funzionale, all’interno della quale è compresa almeno un’area portuale.

Le proposte di istituzione di una ZES possono essere presentate dalle Regioni meno sviluppate e in transizione, come individuate dalla normativa europea, ammissibili alle deroghe previste dall’articolo 107TFUE.

Le modalità per l’istituzione di una ZES, la sua durata, i criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area, nonché le regole per l’accesso delle imprese e il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo, sono stati definiti con il DPCM 25 gennaio 2018, n. 12.

Quest’ultimo stabilisce, tra l’altro, che:

  • il nesso economico-funzionale tra aree non territorialmente adiacenti sussiste qualora vi sia la presenza, o il potenziale sviluppo, di attività economico-produttive, indicate nel piano di sviluppo strategico, o di adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate,
  • la ZES è di norma composta da territori quali portiaree retroportuali, anche di carattere produttivo e aeroportuale, piattaforme logistiche e interporti, e non può comprendere zone residenziali,
  • una Regione in cui non sia presente alcuna area portuale e una Regione in cui sia presente almeno un’area portuale possono presentare congiuntamente istanza di istituzione di una ZES interregionale,
  • le proposte di istituzione di una ZES devono essere presentate al Presidente del Consiglio dei ministri dal Presidente della Regione (ovvero congiuntamente dai Presidenti delle Regioni interessate nel caso di ZES interregionale), sentiti i sindaci delle aree interessate,
  • le proposte di istituzione di una ZES devono includere un piano di sviluppo strategico,
  • la durata della ZES non può essere inferiore a sette anni e superiore a quattordici, prorogabile fino a un massimo di ulteriori sette anni,
  • l’Agenzia per la coesione territoriale assicura, con cadenza almeno semestrale, il monitoraggio degli interventi e degli incentivi

L’articolo 5 D.L. 91/2017 prevede che le nuove imprese e quelle già esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella ZES, possono usufruire di specifiche semplificazioni amministrative nonché di benefici fiscali.

Tra le agevolazioni espressamente previste si ricordano:

  • la riduzione di un terzo di numerosi termini per lo svolgimento di determinati procedimenti amministrativi (tra gli altri, i termini di cui agli articoli 2 e 19 della L. 241/1990 e quelli previsti dal D.Lgs. 152/2006 in materia di valutazione d’impatto ambientale, valutazione ambientale strategica e autorizzazione integrata ambientale),
  • la possibilità di istituire all’interno delle ZES zone franche doganali intercluse,
  • il ricorso al modulo della conferenza dei servizi ex articolo 14-bis 241/1990, in caso di autorizzazionilicenzepermessiconcessioni o nulla osta comunque denominati, la cui adozione richiede l’acquisizione di pareriinteseconcerti o altri atti di assenso di competenza di più amministrazioni (in tal caso i termini previsti sono ridotti della metà),
  • in relazione agli investimenti effettuati nelle ZES, il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno di cui all’articolo 1, commi da 98 a 108, L. 208/2015, è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.

Per il riconoscimento delle ricordate agevolazioni, le imprese beneficiarie:

  • devono mantenere la loro attività nell’area ZES per almeno sette anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti
  • non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento.

Con specifico riferimento al credito d’imposta, si ricorda che le modalità di presentazione della comunicazione per la relativa fruizione sono state definite con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrare del 9 agosto 2019. Quest’ultimo, in particolare, ha stabilito che il modello da utilizzare è quello già in uso per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno e nei comuni del Centro-Italia colpiti dal sisma (tax credit Sisma), come opportunamente modificato e aggiornato.

La comunicazione va presentata all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente in via telematica

  • direttamente dai soggetti abilitati,
  • tramite una società del gruppo, se il richiedente fa parte di un gruppo societario,
  • tramite intermediari abilitati (ad esempio, professionisti, associazioni di categoria, Caf).

Bonus Zone economiche speciali

Cosa sono le Zes
Per favorire la crescita del Sud Italia, attraverso lo sviluppo di imprese già operanti e l’insediamento di nuove imprese, nel 2017 sono state istituite le Zone economiche speciali, con il Decreto Mezzogiorno (articolo 4 del decreto legge n. 91/2017) che ha potenziato il bonus istituito dalla legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015) per facilitare l’attività imprenditoriale attraverso agevolazioni e incentivi. Le Zes sono composte da porti, aree retroportuali, piattaforme logistiche e interporti, durano almeno sette anni, possono essere regionali o interregionali e contemplare anche aree non adiacenti ma connesse sul piano economico, come previsto dal regolamento attuativo (Dpcm n. 12/2018).

Chi sono i beneficiari
Tutte le imprese operanti nel territorio di una Zona economica speciale possono beneficiare di un pacchetto di agevolazioni fiscali, sotto forma di credito di imposta, incentivi economici e semplificazioni amministrative. Si tratta di un insieme di opportunità a favore di piccole, medie e grandi imprese che decidono investire nelle regioni italiane meno industrializzate del nostro Paese e creare condizioni favorevoli per lo sviluppo del Sud Italia. Attualmente le Zes istituite sono tre: Calabria, Campania e, nell’area ionica, Puglia e Basilicata.

Quali agevolazioni fiscali
Il bonus consiste in un credito di imposta commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti nuovi, destinati a strutture imprenditoriali già esistenti e di nuova istituzione, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti ubicate in una Zes. Il comma 2 dell’articolo 5 del decreto legge 91/2017, che disciplina tali benefici fiscali, amplia, in relazione agli investimenti effettuati nelle Zes, la portata del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno prevedendo la proroga fino al 31 dicembre 2020 del periodo agevolato ed elevando a 50 milioni di euro l’ammontare massimo del costo agevolabile per ciascun progetto di investimento.
Possono accedere al bonus tutte le imprese localizzate nei territori delle tre Zes già istituite: Calabria, Campania e, nell’area ionica, Puglia e Basilicata (Zone economiche speciali). 

Quando e come inviare la comunicazione
A partire dal 25 settembre devono essere presentate le istanze per l’accesso alle agevolazioni esclusivamente in modalità telematica, tramite la procedura informatica disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, utilizzando il modello aggiornato e le relative istruzioni di compilazione.
Giova ricordare che con il nuovo modello di comunicazione sarà possibile presentare la comunicazione per la fruizione dei seguenti crediti d’imposta:
– per gli investimenti nel Mezzogiorno (art. 1, commi da 98 a 108, della legge n. 208/2015)
– per gli investimenti nei comuni del centro Italia colpiti dal sisma a far data dal 24 agosto 2016 (art. 18-quater del decreto legge n. 8/2017)
– per gli investimenti nelle zone economiche speciali – Zes (art. 5 del decreto legge n. 91/2017).

La trasmissione telematica della comunicazione avverrà utilizzando la versione aggiornata del software “Creditoinvestimentisud”, disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate. l’invio della comunicazione per fruire del credito d’imposta, come stabilito dal provvedimento direttoriale del 9 agosto 2019.
Il credito d’imposta potrà essere utilizzato solo in compensazione, attraverso la presentazione del modello F24, esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dalle Entrate.

Il decreto sul Mezzogiorno

Le zone economiche speciali sono aree geograficamente delimitate previste dal decreto n. 91 del 20 giugno 2017, con lo scopo di favorire le regioni meno sviluppate creando condizioni economiche maggiormente favorevoli per lo sviluppo delle imprese già operanti, e per l’insediamento di nuove imprese.

Nelle ZES dovrebbero essere previste anche agevolazioni fiscali maggiori rispetto a quelle ordinarie, semplificazioni amministrative, e procedurali con lo scopo di attrarre nuovi investimenti e insediamenti produttivi.

Tali aree possono essere anche non territorialmente adiacenti purché vi sia un nesso economico funzionale,  che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (Ue) n. 1315 dell’11 dicembre 2013.

La richiesta per l’istituzione delle ZES parte dalle regioni interessate dalla misura, e si attua con la predisposizione di un adeguato progetto di sviluppo, e con il pieno coinvolgimento delle stesse nel processo di istituzione e di governance.

Sono previste anche Zes interregionali in particolare per le regioni che non posseggono aree portuali aventi  le caratteristiche previste dalla legge. Le regioni in questo caso presenteranno richiesta per l’istituzione della Zes solo in forma associativa, se contigue, o in associazione con un’area portuale avente le caratteristiche previste.

I vantaggi e le agevolazioni sono diretti alle imprese già esistenti, ma anche a quelle nuove che si insedieranno nell’area e che avvieranno un programma di investimenti.

Si va dalle agevolazioni e semplificazioni di carattere amministrativo, ad una serie di benefici fiscali che potranno essere finanziate anche con fondi regionali.

Tra le agevolazioni si segnala la possibilità di utilizzare il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro 

Per il riconoscimento dei benefici, le imprese devono mantenere la loro attività nella Zes per almeno sette anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti, inoltre non devono essere in stato di liquidazione o scioglimento.

La regolamentazione delle ZES

Le regole di attuazione delle ZES sono state definite dal DPCM n. 12 del 25 gennaio 2018,  con il quale nello specifico sono state individuate, le modalità per l’istituzione, i relativi requisiti, la durata, i criteri per l’identificazione, la delimitazione dell’area della Zes, i criteri per l’accesso delle aziende e il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo.

L’area interessata deve essere identificata attraverso una puntuale indicazione contenuta nella proposta di istituzione, che come detto, può ricomprendere anche aree della stessa regione non territorialmente adiacenti, purché via sia la presenza di un nesso economico-funzionale e ovviamente di una’area portuale.

Si  fa presente che per nesso economico-funzionale significa che vi è tra aree non territorialmente adiacenti o la presenza, o un potenziale sviluppo di attività economico-produttive, indicate in un Piano strategico, o di adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate.

La Zes dunque è costituita da aree portuali e retroportuali, anche di carattere produttivo, piattaforme logistiche e interporti, e non può comprendere zone residenziali ed è inoltre previsto un limite dimensionale di tali aree.

La proposta e il piano di sviluppo

La proposta di istituzione di una Zes (che ricordiamo deve avere una durata non inferiore a sette anni) deve essere presentata al presidente del Consiglio dei ministri, dal presidente della Regione, sentiti i sindaci delle aree interessate. Per le Zes interregionali la proposta dei presidenti di Regione deve essere congiunta.

La proposta deve essere affiancata da un piano di sviluppo strategico che indichi i criteri e gli obiettivi di sviluppo perseguiti, nonché le forme di coordinamento, con la pianificazione strategica portuale Un un piano deve ad esempio contenere:

  • la documentazione per l’identificazione delle aree incluse nella Zes, con l’indicazione delle porzioni di territorio interessate, evidenziando quelle ricadenti nell’area portuale;
  • l’elenco delle infrastrutture già esistenti, nonché le infrastrutture di collegamento tra aree non territorialmente adiacenti;
  • l’analisi dell’impatto sociale ed economico atteso dall’istituzione della Zes;
  • una relazione illustrativa dei dati e degli elementi, che identificano le tipologie di attività che si intendono promuovere all’interno della Zes;
  • l’individuazione delle semplificazioni amministrative per la realizzazione degli investimenti che la regione si impegna ad adottare per le iniziative imprenditoriali.

Comitato di indirizzo e attività di controllo e monitoraggio

Il soggetto che gestirà una Zes sarà un Comitato di indirizzo i cui compiti sono dettagliatamente disciplinati dal regolamento del 25 gennaio 2018.

Il Dpcm in particolare individua i compiti del Comitato che è composto dal Presidente dell’Autorità portuale (che lo presiede), da un rappresentante della regione o delle regioni (nel caso di Zes interregionale), da un rappresentante della presidenza del Consiglio dei ministri e da un rappresentante del ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Le attività di verifica, e il monitoraggio degli interventi e degli incentivi concessi, sono invece affidate all’Agenzia per la coesione territoriale.

Agevolazioni delle Zes  

Tra gli interventi previsti , ne segnaliamo alcuni:

  • i contratti di sviluppo;
  • il credito di imposta per gli investimenti;
  • gli interventi per aree di crisi non complessa;
  • gli interventi per l’efficienza energetica;
  • le agevolazioni per la riduzione degli oneri IRAP (diretta competenza regionale)
  • misure a favore delle start up innovative (diretta competenza regionale);
  • incentivi per i lavoratori svantaggiati;
  • incentivi per attività di trasferimento tecnologico e prima industrializzazione (diretta competenza regionale);
  • incentivi per l’innovazione dei processi produttivi(diretta competenza regionale):
  • contratti di programma regionali.

Tali agevolazioni sono per lo più a carattere nazionale (già esistenti) e cofinanziate dalla regione, altre invece sono di competenza esclusiva regionale, in particolare la misura  principale tra le agevolazioni fiscali a livello regionale, (ancora da attuare), risulta essere la riduzione dell’IRAP finanziata con il Fondo di Sviluppo e Coesione, fondo nazionale di cofinanziamento obbligatorio dei programmi comunitari.

Le semplificazioni amministrative

Tra le misure di semplificazioni amministrative:

  • la conclusione dei procedimenti amministrativi per i quali vengono previsti degli espressi termini (massimo 90 giorni);
  • il divieto per la pubblica amministrazione regionale di richiedere documenti di cui la stessa o altra P.A. sia già in possesso.
  • l’istituzione di un apposito sportello regionale per rendere concretamente possibile e semplificare l’apertura di una nuova impresa in tempi certi e brevi.

Tali misure sono coerenti per l’avvio di quel processo di semplificazione e snellimento delle procedure amministrative e burocratiche che rallenta la macchina amministrativa e di conseguenza tende a ridurre gli investimenti e gli insediamenti produttivi, ma sarà necessario che  tutte le semplificazioni e le agevolazioni  abbiano il giusto coordinamento tra di loro e con tutti gli altri interventi previsti.Tra le agevolazioni statali che possono trovare applicazione nelle Zes c’è il Credito d’imposta per le spese di quotazione da parte delle pmi, determinato nella misura del 50% e nel limite massimo di 500 mila euro per ciascun beneficiario. Secondo la legge di bilancio 2019 e 2020 in cui viene confermata la deducibilità, per il 2019, del 50% dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo.

Tra le agevolazioni, viene ripristinata la disciplina Ace (Aiuto alla crescita economica) finalizzata a incentivare la patrimonializzazione delle imprese, il regime forfettario-articolo 1 – commi da 9 a 11 – che introduce misure volte alla riduzione del carico fiscale su imprese, professionisti e artigiani, al fine di migliorarne produttività e competitività e incentivare al tempo stesso l’occupazione.

Tra le agevolazioni c’è il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, il credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo, il credito d’imposta per la competitività delle imprese, il credito d’imposta Formazione 4.0, il D.L. del 30 aprile 2019 n.34 recante “misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi” tra cui il “Regime degli impatriati”, il “Bonus aggregazione”.

Vi sono poi le Agevolazioni statali di natura tributaria e non tributaria che possono essere applicate nelle Zes che riguardano le start-up e le start-up innovative. Il Selfiemployment finanzia con prestiti a tasso zero l’avvio di piccole iniziative imprenditoriali promosso dai giovani Neet; il fondo è gestito da Invitalia nell’ambito del Programma Garanzia Giovani sotto la supervisione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Smartestart Italia è uno strumento agevolativo per piani d’impresa, con spese e/o costi ammissibili compresi tra 100 mila e 1,5 milioni di euro. Tra le agevolazioni troviamo Interventi per lo sviluppo pmi tramite venture capital, voucher per consulenza in innovazione per investimenti in innovazione, la policy a sostegno delle pmi innovative per la crescita e il rafforzamento patrimoniale, che offre alle pmi innovative una vasta gamma di benefici afferenti a diverse discipline, dalla riduzione degli oneri all’accesso al credito e al capitale a rischio, dalla disciplina del lavoro all’equity crowfunding.

C’è il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese che sostiene l’accesso al credito delle stesse aziende rilasciando garanzie dirette (a banche e intermediari finanziari) e controgaranzie (a confidi e altri fondi di garanzia).

Nel Piano strategico trovano posto anche le misure per la crescita dimensionale e per il rafforzamento patrimoniale dei confidi, la misura di sostegno e reindustrializzazione per le aree di crisi industriale, i finanziamenti agevolati a pmi vittime di mancati pagamenti, le agevolazioni per le imprese già confiscate o sequestrate alla mafia o alla criminalità organizzata.

L. 20 giugno 2017, n.91, Artt. 4 e 5

Gli articoli 4 e 5 c del D.L. n.91/2017 concernono le zone economiche speciali (ZES), il cui scopo, com’è noto, è quello di creare condizioni economiche, finanziarie e amministrative che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove imprese.

La Zona Economica Speciale deve essere istituita all’interno dei confini statali, in una zona geografica chiaramente delimitata e identificata; può essere composta anche da aree territoriali non direttamente adiacenti, purché abbiano un nesso economico funzionale. Deve, altresì, comprendere un’area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN- T), con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013.

L’istituzione di una Zes porta come conseguenza principale la possibilità per le imprese di sfruttare importanti agevolazioni fiscali e di beneficiare di rilevanti semplificazioni di carattere amministrativo e burocratico.

È prevista, inoltre, l’applicazione, in relazione agli investimenti effettuati nella Zes, di un credito d’imposta proporzionale al costo dei beni acquistati, entro il 31 dicembre, nel limite massimo, per ciascun progetto d’investimento, di 50 milioni di euro.

Il decreto Sud prevede di creare almeno cinque Zes in altrettante regioni meridionali. Si è poi concordato di istituirne due per ciascuna regione. A questo fine sono già stati stanziati circa 200 milioni di euro, da utilizzare tra il 2018 e il 2020. Le condizioni per il riconoscimento delle agevolazioni sono sostanzialmente due: le imprese devono mantenere le attività nella Zes per almeno 7 anni (termine elevato nel corso dell’esame al Senato rispetto ai cinque anni originari) successivi al completamento dell’investimento oggetto della agevolazione (pena la revoca dei benefici concessi e goduti) e non devono essere in liquidazione o in fase di scioglimento.

A tal fine vengono disciplinate le procedure e le condizioni per l’istituzione (affidata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) in alcune aree del Paese di zone economiche speciali, che vengono definite come aree geograficamente delimitate e chiaramente identificate, situata entro i confini dello Stato, costituite anche da aree non territorialmente adiacenti, purché presentino un nesso economico funzionale, e comprendenti almeno un’area di sistema portuale.

Quanto alla gestione dell’area ZES si prevede che essa sia affidata ad un Comitato di indirizzo composto dal Presidente dell’Autorità portuale, che lo presiede, da un rappresentante della regione (o, come precisato presso il Senato, delle regioni, nel caso di ZES interregionale) da un rappresentante rispettivamente della Presidenza del Consiglio e del Ministero delle infrastrutture.

Ognuna delle regioni meno sviluppate e in transizione può presentare una proposta di istituzione di ZES nel proprio territorio, o al massimo due proposte, ricorrendo alcuni presupposti (articolo 4).

Si prevedono poi procedure semplificate e regimi procedimentali speciali, che per le imprese già operanti ovvero per le nuove che si insediano nelle ZES riducono i termini procedimentali e semplificano gli adempimenti rispetto alla normativa vigente.

A tali agevolazioni si aggiungono poi benefici fiscali, rivolti in particolare alle imprese che effettuano investimenti all’interno delle ZES  nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.

L. 20 giugno 2017, n.91, Artt. 3 , 4 e 5

Art. 3 
 
Banca  delle  terre  abbandonate  o   incolte   e   misure   per   la
               valorizzazione dei beni non utilizzati 
 
  1. Per rafforzare le opportunita' occupazionali e  di  reddito  dei
giovani,  nelle  regioni  Abruzzo,  Basilicata,  Calabria,  Campania,
Molise,  Puglia,  Sardegna  e  Sicilia,   e'   individuata   in   via
sperimentale la  seguente  procedura  di  valorizzazione  di  terreni
abbandonati o incolti e di beni immobili in  stato  di  abbandono  ai
sensi del comma 2. 
  2. Ai fini dell'individuazione delle aree di cui  al  comma  1,  si
considerano abbandonati o incolti: 
    a)  i  terreni  agricoli  sui  quali  non  sia  stata  esercitata
l'attivita' agricola minima da almeno dieci anni, in base ai principi
e alle definizioni di  cui  al  regolamento  (UE)  n.  1307/2013  del
Parlamento europeo e del  Consiglio  del  17  dicembre  2013  e  alle
disposizioni nazionali di attuazione; 
    b) i terreni oggetto di rimboschimento artificiale o in cui  sono
insediate formazioni arbustive ed arboree, ad  esclusione  di  quelli
considerati bosco ai sensi delle leggi  in  materia,  nei  quali  non
siano stati attuati interventi di sfollo o diradamento  negli  ultimi
quindici anni; 
    c)  le  aree   edificate   ad   uso   industriale,   artigianale,
commerciale, turistico-ricettivo, che risultino in stato di abbandono
da almeno quindici anni. 
  3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto, i comuni delle regioni  di  cui  al
comma 1 provvedono, nei limiti delle  risorse  umane,  finanziarie  e
strumentali disponibili  a  legislazione  vigente  e  senza  nuovi  o
maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica,  ad   una   ricognizione
complessiva dei beni immobili, di cui sono  titolari,  che  rientrano
nella definizione di cui al comma  2,  con  particolare  riguardo  ai
terreni agricoli. L'elenco dei beni di cui al precedente  periodo  e'
aggiornato con cadenza annuale. 
  4. I comuni pubblicano sul proprio sito istituzionale l'elenco  dei
beni oggetto di ricognizione di cui al comma 3. 
  5. I beni di cui al comma 3 possono essere dati in concessione, per
un periodo non superiore a nove anni rinnovabile una sola  volta,  ai
soggetti che, al momento della presentazione della domanda, risultino
avere un'eta' compresa tra i 18 e i 40 anni, previa presentazione  di
un progetto volto alla valorizzazione e all'utilizzo del bene. A  tal
fine  il   comune,   pubblica   periodicamente   sul   proprio   sito
istituzionale uno o piu' bandi per l'assegnazione dei beni di cui  al
comma 3. Il termine per  la  presentazione  delle  domande  non  puo'
essere inferiore,  per  ciascun  bando,  a  centoventi  giorni  dalla
pubblicazione  dello  stesso.  I  comuni  assicurano  una  imparziale
valutazione dei progetti, nel rispetto delle vigenti disposizioni  in
materia di evidenza pubblica, redigendo  una  graduatoria.  I  comuni
introducono  criteri  di  valutazione  dei  progetti  che  assicurino
priorita' ai progetti di riuso di immobili dismessi con esclusione di
consumo di ulteriore suolo non edificato, nonche' elevati standard di
qualita' architettonica e paesaggistica. 
  6. La formale assegnazione e' effettuata entro e non oltre sessanta
giorni dall'approvazione della graduatoria di cui al comma 5. Con  il
provvedimento di cui al periodo precedente: 
    a) l'immobile viene consegnato al beneficiario, con  l'immissione
in uso; 
    b) il beneficiario assume l'obbligo  di  eseguirvi  le  attivita'
quali risultanti dal progetto presentato. Tra le  suddette  attivita'
rientrano    quelle    agricole,    artigianali,    commerciali     e
turistico-ricettive; 
    c) il beneficiario assume la detenzione del bene e ha facolta' di
godere e di trasformare materialmente il bene medesimo in conformita'
al progetto. 
  7.  Nel  caso  di  beni  immobili  privati  che   rientrano   nella
definizione di cui al comma 2,  i  soggetti  che,  al  momento  della
presentazione della domanda, risultino avere un'eta' compresa  tra  i
18 e i 40 anni manifestano al comune l'interesse ad utilizzare i beni
suddetti. A tal  fine,  i  soggetti  di  cui  al  periodo  precedente
presentano al comune un progetto di valorizzazione  del  bene  o  dei
beni  che   intendono   utilizzare   indicando,   mediante   apposito
certificato redatto da un notaio: 
    a. i dati di identificazione catastale; 
    b. il proprietario del fondo, sulla  base  delle  risultanze  dei
registri immobiliari; 
    c. coloro i quali abbiano  eventualmente  acquisito  diritti  sul
bene in virtu' di atti soggetti a trascrizione; 
    d. l'inesistenza  nei  registri  immobiliari  di  trascrizioni  o
iscrizioni pregiudizievoli, nell'ultimo ventennio. 
  8. Il comune, valutato positivamente il progetto di  valorizzazione
del bene di cui al comma 7, pubblica, in  una  apposita  sezione  del
proprio sito istituzionale, il progetto  ricevuto  e  invia  mediante
raccomandata con ricevuta di ritorno, o attraverso posta certificata,
una comunicazione all'avente diritto sulla base delle risultanze  del
certificato notarile  di  cui  al  comma  7,  ovvero  sulla  base  di
ulteriore,  idonea,   documentazione,   informandolo   del   progetto
presentato e delle  condizioni  economiche  determinate  in  sede  di
perizia di cui  al  comma  14.  Alla  comunicazione  e'  allegata  la
proposta irrevocabile  del  contratto  di  affitto  sottoscritta  dal
soggetto di cui al comma 7. 
  9. Entro centottanta giorni dall'avvenuta comunicazione di  cui  al
comma 8, il comune, su istanza del presentatore del progetto, qualora
l'avente diritto sul bene abbia manifestato il  proprio  consenso  al
contratto di affitto nelle forme dell'atto pubblico, della  scrittura
privata autenticata, ovvero dell'atto firmato  digitalmente  a  norma
dell'articolo 24 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,  adotta
gli atti di competenza idonei a consentire l'esecuzione del  progetto
per un periodo di durata pari a quello del contratto di affitto. 
  10. E' fatto assoluto divieto al beneficiario di cedere a terzi  in
tutto o in parte il terreno e i diritti conseguiti con l'assegnazione
e di costituirvi diritti a favore  di  terzi,  nonche'  di  alienare,
affittare, concedere in comodato  o  di  effettuare  qualunque  altra
forma  di  trasferimento  a  terzi   dell'azienda   organizzata   per
l'esecuzione delle attivita' in oggetto. Gli atti posti in essere  in
violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli. 
  11. E' ammessa, successivamente alla realizzazione delle condizioni
di cui ai commi 6 e 9, la costituzione da parte  dell'interessato  di
societa' agricole, di cui al decreto legislativo 29  marzo  2004,  n.
99, e successive modificazioni, di societa' artigiane,  di  cui  alla
legge 8 agosto 1985 n. 443 e successive  modificazioni,  nelle  quali
l'assegnatario abbia la maggioranza  del  capitale  e  il  potere  di
amministrare la societa' con la connessa rappresentanza legale;  sono
altresi' ammesse le imprese familiari di cui all'articolo 230-bis del
codice civile. 
  12. Il contratto di affitto e' trascritto nei registri  immobiliari
ai sensi dell'articolo 2645-quater del codice civile. La trascrizione
del contratto costituisce causa di interruzione dell'usucapione. 
  13. Nel caso in cui l'assegnazione o il progetto di cui al comma  7
abbiano ad oggetto l'esecuzione sui beni, di cui ai commi precedenti,
di attivita' terziarie di carattere  non  profit  o  artigianali,  il
comune adotta le connesse modificazioni in variante  degli  strumenti
urbanistici vigenti entro centottanta  giorni  dall'assegnazione  del
bene;  nelle  more  dell'approvazione   definitiva   delle   suddette
modificazioni, gli atti di  assegnazione  possono  essere  egualmente
stipulati, la consegna effettuata e le  attivita'  di  trasformazione
iniziate. 
  14. Il beneficiario e' tenuto a corrispondere al comune  un  canone
d'uso indicizzato, determinato dal comune stesso sulla  base  di  una
apposita perizia tecnica di stima del bene, il cui costo e' a  carico
del beneficiario, a decorrere dal momento dell'assegnazione. Nel caso
in cui il comune non sia titolare del bene  oggetto  di  affitto,  il
canone e' versato all'avente diritto e il costo della perizia tecnica
e' a carico del proponente. 
  15. L'avente diritto al quale il bene  sia  stato  restituito  alla
scadenza  del  periodo  contrattuale,  il  quale,  nei  cinque   anni
successivi alla restituzione, voglia  trasferire  il  bene  a  titolo
oneroso, deve notificare la proposta di trasferimento, indicandone il
prezzo all'assegnatario, il quale  ha  diritto  di  prelazione.  Tale
diritto deve essere esercitato, con atto notificato  nel  termine  di
sessanta giorni dalla notificazione,  offrendo  condizioni  uguali  a
quelle comunicate. In mancanza della notificazione di  cui  al  primo
periodo del presente comma, ovvero qualora il corrispettivo  indicato
sia superiore a quello risultante dall'atto di trasferimento a titolo
oneroso dell'immobile, colui che ha  diritto  alla  prelazione  puo',
entro  sei  mesi  dalla  trascrizione   del   contratto,   riscattare
l'immobile dall'acquirente e da ogni altro successivo  avente  causa.
Ai rapporti instaurati tra i privati si applicano le disposizioni del
codice civile in materia di affitto.  La  difformita'  dell'attivita'
svolta rispetto al progetto di valorizzazione  costituisce  causa  di
risoluzione del contratto di affitto relativo ai beni privati,  fermo
restando il potere di revoca da parte del comune degli eventuali atti
adottati. 
  16. I comuni trasmettono alle regioni l'elenco dei beni censiti  ed
assegnati, anche ai fini dell'inserimento  nella  Banca  delle  terre
agricole di cui all'articolo 16 della legge 28 luglio 2016, n. 154. 
  17. I proponenti dei progetti di cui ai  commi  precedenti  per  lo
svolgimento    di    attivita'     artigianali,     commerciali     e
turistico-ricettive  possono  usufruire  della  misura   incentivante
denominata «Resto al Sud» di cui all'articolo 1 e  per  le  attivita'
agricole delle misure incentivanti di cui all'articolo 2. 

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