Un DECRETO per il RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI con la PROROGA degli INCENTIVI IMPRESA 4.0

Finanziamenti a Fondo Perduto

RAMSES GROUP NEWS n.72 – 1 Aprile 2020 

Difficilmente già nel decreto di aprile, ma più facilmente in un successivo Decreto crescita-rilancio potrebbe essere necessario dare un segnale di medio respiro alle aziende rendendo triennali gli aiuti

I motori degli investimenti privati sono al minimo. Le ambizioni per l’economia reale legate al piano Impresa 4.0, seppure modificato con l’ultima legge di bilancio, si sono quasi azzerate. Basta tanto per capire che l’intero set di misure di politiche industriali ora è in discussione.

La nuova versione degli incentivi 4.0, il credito di imposta che ha sostituito iperammortamento e superammortamento fiscale, ha in queste settimane un tiraggio bassissimo anche se dati definitivi saranno disponibili solo dopo le elaborazioni dell’Agenzia delle entrate. Ma il punto non è la riformulazione degli incentivi stabilita dal Mise con la nuova dizione di piano “Transizione 4.0”, il problema è la fiducia delle imprese e la propensione all’investimento che si sta azzerando.

Per questo i tecnici del governo stanno convenendo sull’inevitabile allungamento degli incentivi che, in questo momento, coprono solo investimenti effettuati nell’arco del 2020 (con coda fino alla metà del 2021 nel caso si paghi un acconto di almeno il 20%). Difficilmente già nel decreto di aprire, ma più facilmente in un successivo decreto crescita-rilancio potrebbe essere necessario dare un segnale di medio respiro alle aziende rendendo triennali gli aiuti. La parziale stabilizzazione era del resto già stata al centro delle lunghe settimane di preparazione della manovra finanziaria lo scorso anno. 

Era poi saltata per le difficili coperture e nella norma finale era rimasto solo un riferimento programmatico all’impegno di «razionalizzare e stabilizzare il quadro agevolativo di riferimento in un orizzonte temporale pluriennale». La certezza di potere usufruire degli incentivi anche oltre il 2020 consentirebbe una pianificazione degli investimenti produttivi più efficace al rilancio dell’economia nel momento in cui, auspicabilmente nella seconda parte dell’anno, si uscirà dallo stato di emergenza.

Un lavoro parallelo riguarda le aliquote di beneficio fiscale – che pure il Ministero di Sviluppo economico intende rivedere per proporne al ministero dell’Economia un innalzamento di almeno un paio di punti percentuali – e gli scaglioni degli investimenti agevolabili che ugualmente potrebbero essere corretti al rialzo.

Lo stallo degli investimenti privati ha peraltro fatto calare, momentaneamente, l’attenzione su un decreto attuativo molto atteso a inizio anno ovvero il provvedimento che deve definire nel dettaglio le regole di ingaggio per il nuovo credito di imposta per la ricerca e sviluppo, un’agevolazione che affianca il bonus 4.0. Il decreto, particolarmente complesso, era atteso per febbraio ma nonostante l’emergenza in atto gli uffici tecnici del Ministero dello Sviluppo confidano di poterlo sbloccare a breve. Il testo regolerà il perimetro di azione delle varie attività di ricerca premiabili: ricerca e sviluppo; innovazione; design; progetti ambientali e di trasformazione digitale.

Per le prime tre di queste quattro macroaree il decreto attuativo confermerà quanto disposto dalla norma primaria, cioè la possibilità di cumulo per ottenere quindi l’agevolazione fino a un massimo di 6 milioni di credito di imposta.

C’è già spazio, nel frattempo, per iniziare a studiare nuovi strumenti di incentivazione, che vadano anche oltre Impresa 4.0. L’occasione la offre il Temporary framework approvato dalla Commissione Ue sulle regole per gli aiuti di Stato. Delle cinque categorie riviste, una in particolare potrebbe impattare sugli incentivi per la politica industriale: gli aiuti diretti alle imprese in forma di contributi, sgravi fiscali o anticipi rimborsabili per i quali sono diventati ammissibili interventi fino a 800mila euro per azienda. Una soglia che può potenzialmente cumularsi con le misure attualmente previste dal regime “de minimis” (200mila euro a impresa).

Fonte IL SOLE 24  ORE 


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