SPECIALE PNRR: Pubblicati i criteri di selezione dei progetti del PNRR su ECONOMIA CIRCOLARE

RAMSES GROUP NEWS n. 228 – 19 ottobre 2021

Il MiTE ha pubblicato i decreti e i relativi avvisi con i criteri per accedere ad oltre 2 miliardi di euro del PNRR per progetti relativi a raccolta differenziata, impianti di riciclo e iniziative “flagship” per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE, tessili. Contestualmente, è stata avviata la consultazione sulle nuove programmatiche della nuova Strategia nazionale per l’economia circolare.

Come annunciato dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani il 13 settembre 2021 al Convegno di Genova “Verso una transizione sociale. Quale sviluppo per il futuro della Liguria”, il 30 settembre 2021 il MiTE ha pubblicato:
– i Decreti (e il relativo avviso) firmati dal Ministro, con i criteri di selezione per i progetti relativi a raccolta differenziata, impianti di riciclo e iniziative “flagship” per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE, tessili (Missione 2. Rivoluzione verde e Transizione ecologica, Componente 1. Economia circolare e agricoltura sostenibile, Investimento 1.1 e Investimento 1.2 del PNRR), che prevedono un miliardo e mezzo di euro per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l’ammodernamento degli impianti esistenti e 600 milioni di euro per la realizzazione di progetti faro di economia circolare per filiere industriali strategiche;  

– il Decreto n. 398 del 29 settembre 2021  (e il relativo avviso) per l’approvazione del piano operativo per il sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione (Missione 2, Componente. 4 Tutela del territorio e della risorsa idrica del PNRR), che stanzia 500 milioni di euro per dotare l’Italia di strumenti di monitoraggio e prevenzione tecnologicamente avanzati a difesa del territorio e delle infrastrutture, evitando il conferimento illecito di rifiuti e gli incendi e ottimizzando la gestione delle emergenze.

In particolare, il Decreto n. 396 del 28 settembre 2021 “Criteri di selezione per accedere ai finanziamenti destinati al miglioramento della raccolta differenziata e alla realizzazione e all’ammodernamento di impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani” prevede che le risorse (1,5 miliardi di euro), il 60% delle quali destinate a interventi da realizzarsi nelle regioni del Centro e del Sud Italia, saranno assegnate mediante  procedure di evidenza pubblica da avviarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto con pubblicazione dei relativi avvisi sul sito istituzionale del MiTE  che emanerà entro il suddetto termine 3 avvisi aventi ad oggetto proposte per il finanziamento di interventi rientranti nelle seguenti aree tematiche:
– Linea d’Intervento A. Miglioramento e meccanizzazione della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
– Linea d’Intervento B. Ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata;
– Linea d’Intervento C. Ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti innovativi di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento di materiali assorbenti ad uso personale (PAD), i fanghi di acque reflue, i rifiuti di pelletteria e i rifiuti tessili.  

Destinatari dell’avviso sono gli Enti di Governo d’Ambito Territoriale Ottimale (EGATO) o, laddove questi non siano stati costituiti, i Comuni, che potranno avvalersi dei Gestori incaricati del servizio rifiuti igiene urbana, appositamente delegati ad agire in nome e per conto loro.

Il Decreto n. 397 del 28 settembre 2021 relativo a Progetti “faro” di economia circolare che promuovono l’utilizzo di tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo nei settori produttivi, individuati nel Piano d’azione europeo sull’economia circolare prevede che 600mila Euro (il 60% destinato alle Regioni del Centro-Sud) saranno assegnati mediante procedure di evidenza pubblica da avviarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto con pubblicazione dei relativi avvisi sul sito istituzionale del MiTE  che emanerà entro il suddetto termine 4 avvisi aventi ad oggetto proposte per il finanziamento di interventi rientranti nelle seguenti aree tematiche:
– Linea d’intervento A (150mila Euro): ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici;
 – Linea d’intervento B (150mila euro): ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone;
– Linea d’intervento C (150mila euro): realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico, chimico, “Plastic Hubs“), compresi i rifiuti di plastica in mare (marine litter);
– Linea d’intervento D (150mila euro): infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo e post consumoammodernamento dell’impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica (“Textile Hubs”).

Destinatari dell’avviso sono:
– le imprese che esercitano in via prevalente le attività di beni e servizi e quelle di trasporto, ivi comprese le imprese artigiane di produzione di beni;
– le imprese che esercitano attività ausiliarie alle precedenti.

Contestualmente, il MiTE ha pubblicato le linee programmatiche sulla nuova Strategia nazionale per l’economia circolare sulla quale è stata aperta la Consultazione fino al 30 novembre 2021.

Scadenze

Entro il 14 ottobre 2021 prevista pubblicazione da parte del MITE degli avvisi per la presentazione di proposte progettuali.

Una volta individuati i progetti, entro il 31 Dicembre 2023 i soggetti proponenti dovranno aver individuato chi realizzerà il progetto ammesso a finanziamento (anche con contratti di partenariato pubblico privato mediante project financing).

Entro il 30 Giugno 2026 i progetti finanziati dovranno essere completati.

PER SAPERNE DI PIU

No’ a discariche, TMB o inceneritori, ‘sì’ a interventi per migliorare la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti urbani e per la nascita di “distretti circolari”.

Al via la selezione dei progetti dedicati a rifiuti ed economia circolare da finanziare con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con qualche ora di anticipo rispetto a quanto annunciato nei giorni scorsi (e rispetto a quanto riportato nel cronoprogramma ufficiale del PNRR) il Ministero della transizione ecologica ha pubblicato i due decreti con i criteri in base ai quali verranno scelti gli interventi previsti alla componente 1 della Missione 2 del PNRRPoco più di due i miliardi disponibili, ripartiti su due linee d’investimento: la prima, che cuba 1,5 miliardi, dedicata alla “realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l’ammodernamento di impianti esistenti”, mentre la seconda destina 600 milioni alla realizzazione di “iniziative ‘flagship’ per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE, tessili”.

Il 60% delle risorse complessivamente disponibili, pari a un miliardo 260 milioni di euro, sarà destinato alle Regioni del Centro-Sud: Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, quindi entro il 14 ottobre, il MiTe pubblicherà gli avvisi per la presentazione delle proposte progettuali. “Non sono in ogni caso ammissibili al finanziamento – chiariscono entrambi i decreti – gli interventi che hanno ad oggetto investimenti in discariche, in impianti di Trattamento Meccanico biologico/Trattamento Meccanico (TMB, TBM, TM, STIR, ecc.) o inceneritori o combustibili derivati da rifiuti, nel rispetto del principio DNSH anzi richiamato o l’acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti”.

Nel caso della linea d’investimento sugli impianti per rifiuti urbani, sono chiamati a rispondere gli enti di governo del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani, quindi gli Enti di Governo d’Ambito Territoriale Ottimale (EGATO) o, laddove e questi non siano stati costituiti, i comuni, anche avvalendosi del gestore del servizio.

Gli avvisi saranno relativi a 3 linee d’intervento: miglioramento della raccolta differenziata (massimo erogabile 1 milione di euro), ammodernamento e realizzazione di nuovi impianti per rifiuti urbani differenziati (massimo 40 milioni di euro per ogni progetto), ammodernamento e realizzazione di impianti innovativi dedicati a rifiuti da prodotti assorbenti, fanghi di acque reflue, rifiuti di pelletteria e i rifiuti tessili (massimo 10 milioni di euro).

Per queste ultime categorie, il decreto specifica che l’avviso sarà aperto alla presentazione di progetti per impianti “di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento”. Una formula carica di ambiguità, che sicuramente richiederà ulteriori chiarimenti. Entro il 31 dicembre 2023 i soggetti destinatari delle risorse dovranno aver individuato i soggetti realizzatori di ciascun intervento, da concludersi entro il 30 giugno 2026. Tra i principali criteri di valutazione i miglioramenti attesi in termini di raccolta differenziata, il contributo al recupero dei deficit impiantistici e alla risoluzione delle procedure europee d’infrazione.

Anche nel caso dei “progetti ‘faro’ di economia circolare” gli avvisi saranno pubblicati entro i prossimi 15 giorni e saranno rivolti direttamente alle imprese. Quattro le linee d’intervento, per altrettante categorie di rifiuto e un massimo di 150 milioni di euro disponibili per ognuna: Raee, comprese pale eoliche e pannelli fotovoltaici, carta e cartone, rifiuti tessili e plastiche, compresi in quest’ultimo caso i progetti per il riciclo chimico. Per queste quattro linee d’intervento, chiarisce il decreto, i criteri di selezione premieranno soprattutto i risultati attesi in termini di quantità di materia riciclata, il livello di innovazione tecnologica e la capacità di creare network tra imprese o “distretti circolari”.

Le proposte presentate nell’ambito delle due linee d’investimento principali “saranno oggetto di selezione e valutazione da parte di apposita Commissione che sarà nominata con successivo decreto ministeriale e sarà composta da n. 3 membri nominati dal MITE, di cui uno con funzioni di presidente di Commissione, n. 6 membri in rappresentanza di ISPRA ed ENEA, n. 4 membri indicati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, in rappresentanza delle diverse aree geografiche: Nord, Centro, Sud e Isole e n. 2 membri in rappresentanza dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA)”.

La ripartizione dei fondi e le linee d’intervento

Uno dei decreti pubblicati (DM 396) identifica tre distinte linee d’intervento cui destinare il miliardo e mezzo dell’investimento 1.1, Missione 2, Componente 1 del PNRR:

Linea d’Intervento A: miglioramento e meccanizzazione della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani;

Linea d’Intervento B: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata;

Linea d’Intervento C: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti innovativi di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento di pannolini (materiali assorbenti ad uso personale), i fanghi di depurazione, i rifiuti di pelletteria e i rifiuti tessili.

Alla raccolta differenziata (linee A) il ministero attribuisce 600 milioni, agli impianti di riciclo (B) e ai flussi critici (C) 450 milioni ciascuno. Il 60% di queste cifre andranno a progetti nelle Regioni del centro sud (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna).

Il MiTe indica un tetto massimo erogabile per ciascun progetto, legato alla relativa linea d’intervento: 1 milione per la raccolta, 4 mila euro per il trattamento (linea B) e 10 milioni per pannolini, fanghi di deputazione pelletteria e tessili.

Le scadenze

Diverse le scadenze e le tagliole temporali fissate nei decreti. Le risorse sono assegnate, si legge nel DM 396, “mediante procedure di evidenza pubblica da avviarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto con pubblicazione dei relativi avvisi sul sito istituzionale del Ministero della Transizione Ecologica (MITE)” verranno pubblicati tre avvisi relativi alle tre linee d’intervento.

Una volta individuati i progetti (vedi oltre per le modalità, ma sui tempi della selezione il decreto nulla dice), i soggetti proponenti entro il 31 dicembre 2023 dovranno aver individuato chi realizzerà il progetto ammesso a finanziamento (anche con contratti di partenariato pubblico privato mediante project financing).

Entro il 30 giugno 2026 i progetti finanziati dovranno essere completati.

I progetti ammissibili

Le proposte presentate, chiarisce il decreto 396, verranno valutate, selezionate e messe in graduatoria da una Commissione dedicata nominata da uno specifico decreto ministeriale.

Ne faranno parte 3 membri nominati dal MITE, 6 membri in rappresentanza di ISPRA ed ENEA, membri indicati dalla Conferenza delle Regioni 2 rappresentanti Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA).

Alla selezione saranno ammessi solo progetti da completare entro il 30 giugno 2026; che non hanno ricevuto fondi strutturali europei; che rispettino il principio di non arrecare danno significativo all’ambiente (DNSH) e, ovviamente, coerenti con le leggi nazionali ed europee – il decreto, a scanso di equivoci, precisa che “non sono in ogni caso ammissibili al finanziamento gli interventi che hanno ad oggetto investimenti in discariche, in impianti di Trattamento Meccanico Biologico/Trattamento Meccanico o inceneritori o combustibili derivati da rifiuti, o l’acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti”.

I criteri premianti

La Commissione incaricata assegnerà i progetti un punteggio da 0 a 100. Oltre ai criteri ordinari (congruità, attendibilità, cronoprogramma) quelli che peseranno di più nella determinazione dei punteggi saranno la popolazione interessata dall’intervento; la quota dei rifiuti trattati dall’impianto rispetto al totale da trattare in Italia; i miglioramenti attesi; la scarsità di analoghi impianti; la coerenza con il corrente sviluppo tecnologici dello specifico intervento; il contributo alla risoluzione di infrazioni o ad altri piani nazionali (come il Pniec); la realizzazione in aree industriali dismesse.

I destinatari dei fondi 

Mentre per quanto riguarda i progetti faro (Investimento 1.2) i destinatari dei fondi sono le imprese, per l’Investimenti 1.1, i fondi andranno a Enti di governo d’ambito territoriale ottimale (EGATO) definiti dal Testo Unico ambiente o ai Comuni. Entrambi potranno però delegare i gestori del servizio rifiuti, ma resteranno comunque “unico soggetto destinatario e responsabile nei confronti del Ministero per le risorse assegnate”. E, aggiunge il decreto, tutto quanto verrà realizzato per il progetto “dovrà necessariamente rimanere di proprietà pubblica”.

La revoca

I fondi assegnati potranno essere revocati. Il decreto 396 dettaglia i casi che possono portare alla revoca: perdita di uno o più requisiti di ammissibilità; irregolarità documentale non sanata; mancato rispetto del cronoprogramma; mancata realizzazione del programma di investimento; violazioni di leggi, regolamenti e disposizioni vigenti.

I progetti faro

Investimento 1.2: Progetti “faro” di economia circolare

Le imprese potranno presentare, anche attraverso l’organizzazione in forma di distretti circolari, progetti per potenziare la rete di raccolta differenziata e per ammodernare/realizzare gli impianti di trattamento e riciclo relativi a 4 diverse filiere:

  • A: Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), comprese pale eoliche e pannelli fotovoltaici
  • B: carta e cartone
  • C: rifiuti tessili
  • D: plastiche, compresi in quest’ultimo caso i progetti per il riciclo chimico.

con un massimo di 150 milioni di euro disponibili per ciascuna linea.

Gli interventi che avranno ad oggetto investimenti in discariche, in impianti di Trattamento Meccanico Biologico/Trattamento Meccanico o inceneritori o combustibili derivati da rifiuti, o l’acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti, non saranno ammessi al finanziamento.Previsti già nella prima versione del Pnrr, quando a capo del governo c’era Giuseppe Conte, i “progetti faro” di economia circolare sono rimasti anche nel nuovo Piano inoltrato dal premier Draghi alle istituzioni europee. Ora, con l’emanazione del decreto ministeriale n°397 del 28/09/2021, i progetti faro, per i quali è previsto l’impiego di 600 milioni di euro, possono finalmente concretizzarsi. Il 60% delle somme è destinato al Centro-Sud, dove la carenza di impianti è maggiore. Nello specifico l’obiettivo è quello di “potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento e riciclo”: ciò verrà perseguito attraverso l’impiego di “tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo nei settori produttivi, individuati nel Piano d’azione europeo sull’economia circolare, quali: elettronica e ICT, carta e cartone, plastiche, tessili”.

Si mira a finanziare progetti che “favoriranno, anche attraverso l’organizzazione in forma di distretti circolari, una maggiore resilienza e indipendenza del sistema produttivo nazionale, contribuendo, altresì, al raggiungimento degli obiettivi di economia circolare, incremento occupazionale e impatto ambientale”. I fondi saranno assegnati attraverso bandi ad evidenza pubblica, “da avviarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto” e che saranno pubblicati sul sito del MiTe.

Le linee d’intervento dei progetti faro

Più precisamente, saranno quattro gli avvisi pubblicati, ciascuno con una dote finanziaria di 150 milioni di euro per ciascuno, che corrispondono alle quattro linee d’intervento previste:

  • Linea d’intervento A: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, più noti come RAEE, comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici;
  • Linea d’intervento B: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone;
  • Linea d’intervento C: realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico e chimico, il cosiddetto “plastic hubs“), compresi i rifiuti di plastica in mare per combattere il fenomeno noto come “marine litter
  • Linea d’intervento D: infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo e post consumo, ammodernamento dell’impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica, il cosiddetto “textile hubs”.

Anche in questo caso a esaminare le proposte sarà una commissione, e resta la scadenza fissata al 30 giugno 2026, così come il rispetto del principio del danno non significativo. Una nota a margine la merita il complicato calcolo per la definizione del punteggio complessivo dei progetti da esaminare, che sembra figlia dei tecnicismi professati da Cingolani, con una valutazione che “avviene attraverso la somma ponderata dei valori assunti dai due macro-criteri di valutazione: i coefficienti di ponderazione prevedono un peso del 70% alla sommatoria degli indicatori di progetto e un peso del 30% alla sommatoria degli indicatori di valutazione dei destinatari”.

Monitoraggio e prevenzione di incendi e rifiuti

Il terzo decreto emanato ieri vara il Piano operativo per il sistema avanzato e integrato, uno strumento di monitoraggio e previsione per il quale sono stanziati 500 milioni di euro. L’obiettivo è dotare l’Italia di strumenti di monitoraggio e prevenzione tecnologicamente avanzati a difesa del territorio e delle infrastrutture, con lo scopo di prevenire lo sversamento illecito di rifiuti e gli incendi, oltre che di provare a gestire meglio le emergenze. La materia è nella delega della sottosegretaria al MiTe Ilaria Fontana, ma quello del monitoraggio con droni e affini è un cavallo di battaglia del ministro Cingolani fin dai primi giorni dall’insediamento.

Il Piano attua gli obiettivi della Missione 2 Componente (M2C4) del Pnrr proprio volta a prevenire e tenere sotto controllo “i rischi naturali e indotti”. E in particolare attua l’obiettivo dell’Investimento 1.1. L’allegato 1 del decreto riporta i contenuti e il cronoprogramma del Piano, che delinea i contenuti del “sistema di monitoraggio” e in particolare della fase iniziale di progettazione preliminare svolta dal MiTe, con il supporto del Dipartimento della Protezione Civile e in coordinamento con altri ministeri. Il prossimo step sarà quello dei bandi di gara e l’attuazione della misura si concluderà entro la metà del 2024, quando dovrebbe partire la fase operativa di utilizzo del sistema di monitoraggio.

Le tecnologie per il monitoraggio e la prevenzione

Tramite bandi di gara si realizzerà sia la progettazione sia la successiva attuazione delle diverse componenti del sistema di monitoraggio previste dal testo del Pnrr: telerilevamento aerospaziale e sensoristica in sito, sistema di telecomunicazione. sale di analisi e controllo, sistemi e servizi di sicurezza. L’obiettivo, chiarisce il Piano emanato dal Mite, è l’utilizzo del sistema di monitoraggio “a più livelli di utenza ottimizzando gli investimenti tecnologici in un’ottica di tipo multidisciplinare e multiutente”.

Dunque ci sarà un unico nodo di raccolta dati (satellitari, aerei e di rete) con “sotto moduli tematici di elaborazione/integrazione dati, secondo le specifiche esigenze informative dei temi, ad integrazione di un unico sistema di monitoraggio nazionale a carattere multidisciplinare”.

LINK DI APPROFONDIMENTO

LINK Documento per la consultazione: Strategia nazionale per l’economia circolare

LINK DOCUMENTO: Linea d’intervento B
“Ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti)
e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica
e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone”

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SPECIALE PNRR:

Approvato decreto MEF per attuazione finanziaria – Approvato Nadef 2021:  proroga per Superbonus e Transizione 4.0 – Manovra 2022

RAMSES GROUP NEWS n. 221 – 1 ottobre 2021

CdM approva Nadef 2021 (nota di aggiornamento DEF) Proroga per Superbonus e Transizione 4.0

In base alla Nota di aggiornamento al DEF approvata dal Consiglio dei Ministri, nel 2021 si registrerà una crescita del Pil del +6%, anzichè del 4,5% come stimato nel Documento di economia e finanza, mentre nello scenario programmatico si prevede un +4,7% nel 2022, +2,8% nel 2023 e +1,9% nel 2024.

Cosa prevede il Recovery Plan: risorse, mission, progetti e riforme

La Nadef, si legge nella nota di Palazzo Chigi, “prende atto del miglioramento degli indicatori di crescita e deficit e definisce il perimetro di finanza pubblica nel quale si iscriveranno le misure della prossima Legge di Bilancio, che avrà come obiettivo quello di sostenere la ripresa dell’economia italiana nel triennio 2022-2024, in stretta coerenza con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Secondo la Nadef le misure anticrisi e per la crescita dovrebbero innescare una dinamica positiva anche rispetto al rapporto debito/Pil che, grazie al più alto livello del Prodotto interno lordo e al minor deficit, non dovrebbe salire ulteriormente nel 2021, come era stato previsto nel Documento di economia e finanza, ma dovrebbe scendere dal 155,6% del 2020 al 153,5% quest’anno per arrivare sotto al 150% nel 2022. Con l’obiettivo di riportare il rapporto debito/Pil al livello precrisi (134,3%) entro il 2030.

Quanto al deficit, rispetto all’11,8% stimato nel Documento di economia e finanza, nella Nadef l’indebitamento netto si attesta al 9,4% nel 2021 per scendere al 5,6% nel 2022, al 3,9% nel 2023 e al 3,3% nel 2024. Positive anche le stime sull’occupazione, che nel 2021 cresce del 6,5%, a fronte del crollo del 10,3% registrato nel 2020, mentre l’aumento del tasso di disoccupazione, dopo il 9,3% dello scorso anno, dovrebbe limitarsi al 9,6% nel 2021.

“Il quadro economico è di gran lunga migliore di quello che noi stessi pensavamo potesse essere 5 mesi fa”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, illustrando in conferenza stampa insieme al ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, i contenuti della Nadef 2021. Questi dati sono la “prima conferma quantitativa che dal problema dell’alto debito pubblico si esce con la crescita”. Questo significa – ha aggiunto – che “nella selezione delle misure per la legge di Bilancio dobbiamo stare attenti a quali misure contribuiscono a una crescita equa, sostenibile e duratura”. Sarà quindi ancora una volta una manovra espansiva diretta a sostenere una crescita strutturale, che “la sfida più importante che abbiamo davanti”, ha anticipato il premier.

Sulla stessa linea il ministro Franco: “c’è una ripresa nel 2021 che continua nel 2022 e tassi che restano significativi nel 2023 e nel 2024, che sono il vero test per la nostra politica economica e la capacità di fare la differenza rispetto ai decenni scorsi: il PNRR è cruciale per ottenere questi risultati, ma tutti gli elementi di bilancio vanno utilizzati, a cominciare dalla manovra. Dobbiamo domandarci se ogni componente della legge di bilancio aiuta gli investimenti, aiuta la produttività e aiuta a conseguire tassi di occupazione più elevati”.

Tra gli interventi individuati dal Governo per sostenere la ripresa rientrano la proroga del Superbonus 110% e del Piano Transizione 4.0 e il potenziamento del Fondo centrale di garanzia, ma anche la prima fase della riforma dell’Irpef e degli ammortizzatori sociali, la messa a regime dell’assegno unico universale per i figli e misure volte alla riduzione dei divari territoriali nell’accesso ai servizi tramite l’incardinamento dei LEP, i Livelli essenziali di prestazione, nel documento-base della manovra.

Sullo sfondo i ripetuti riferimenti all’importanza dei vaccini per proseguire lungo il sentiero di crescita. L’ingrediente ambientale che ha favorito la ripresa dell’economia italiana è la vaccinazione, ha detto Draghi. La Nadef è costruita su uno scenario in assenza di nuove restrizioni dovute al Coronavirus da qui a fine anno, ha detto invece il ministro Franco, sottolineando che le prospettive di ulteriore recupero del Pil nei prossimi trimestri sono legate, oltre che a fattori globali – come l’evoluzione della domanda e gli aumenti dei prezzi dell’energia – in primo luogo all’evoluzione della pandemia.

I collegati alla legge di bilancio 2022

Oltre alle previsioni economiche e a una sintesi dei principali provvedimenti di finanza pubblica adottati nel corso del 2021, la Nadef dedica anche una sezione alle riforme alla luce delle raccomandazioni del Consiglio nell’ambito del Semestre europeo. Riforme che coincidono sostanzialmente con quelle previste dal Recovery Plan, dal momento che l’Italia ha scelto di inglobare nel PNRR anche il Programma Nazionale di Riforma (PNR), e quindi riguardano PA, concorrenza, lavoro, politiche sociali, istruzione.

Nella Nota di aggiornamento al DEF il Governo fornisce anche un elenco dei collegati alla manovra di bilancio 2022-2024 attesa nelle prossime settimane, che saranno in tutto ventuno:

  • DDL “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’articolo 116, comma 3, Cost.”
  • DDL recante “legge quadro per le disabilità”
  • DDL di revisione del Testo Unico dell’ordinamento degli enti locali
  • DDL delega riforma fiscale
  • DDL delega riforma giustizia tributaria
  • DDL riordino settore dei giochi
  • DDL su revisione organica degli incentivi alle imprese e potenziamento, razionalizzazione, semplificazione del sistema degli incentivi alle imprese del Mezzogiorno
  • DDL su disposizioni per lo sviluppo delle filiere e per favorire l’aggregazione tra imprese
  • DDL di revisione del d. lgs. 10 febbraio 2010, n. 33 (codice della proprietà industriale)
  • DDL per l’aggiornamento e il riordino della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
  • DDL in materia di titoli universitari abilitanti (cd. DDL “lauree abilitanti”)
  • DDL “Delega al Governo e altre disposizioni in materia di spettacolo”
  • DDL recante misure di attuazione del Patto per la salute 2019-2021 e per il potenziamento dell’assistenza territoriale
  • DDL “delega recante principi e criteri direttivi per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288”
  • DDL “Delega al Governo per il coordinamento e il graduale aggiornamento della fascia anagrafica di riferimento delle politiche giovanili nonché misure per la promozione dell’autonomia e dell’emancipazione dei giovani”.
  • DDL di delega per la riforma del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 (“Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera i), della legge 7 marzo 2003, n. 38”)
  • DDL “Sistema degli interventi a favore degli anziani non autosufficienti”
  • DDL “Legge sulla montagna”
  • DDL in materia di riforma della magistratura onoraria
  • DDL “Valorizzazione del sistema della formazione superiore e della ricerca”
  • DDL “Legge annuale sulla concorrenza 2021”.

Infine, ci sono tre allegati: una Nota illustrativa sulle leggi pluriennali di spesa in conto capitale a carattere non permanente, il Rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali e il Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva.

Consulta il testo della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza – Nadef 2021 e gli Allegati

Fonte F.A.S.I.


PNRR: approvato il decreto del MEF per l’attuazione finanziaria del piano

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Mef, lo scorso 6 agosto, ha emanato un decreto recante l’assegnazione delle risorse del PNRR in favore di ciascuna Amministrazione titolare degli interventi. Con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, lo ricordiamo, l’Italia ha predisposto un ambizioso progetto di riforme diviso in sei missioni.

Il provvedimento, pubblicato il 24 settembre in Gazzetta ufficiale, innesca il processo di attuazione finanziaria del Recovery Plan e ripartisce i 191,5 miliardi del PNRR in 256 capitoli di spesa totali tra investimenti e subinvestimenti ripartiti tra 23 amministrazioni centrali e in 526 obiettivi da centrare, da oggi al 30 giugno 2026.

Nello specifico le risorse saranno impiegate per:

  • nuovi progetti (124,5 miliardi);
  • progetti in essere (51,4 miliardi);
  • progetti finanziati dal fondo sviluppo e coesione (15,6 miliardi).

Il decreto del Mef si compone di due allegati che ora andremo ad analizzare.

Il primo allegato è la Tabella A denominata “PNRR – Quadro finanziario per Amministrazioni titolari”. Si tratta della vera e propria suddivisione delle risorse finanziarie previste per l’attuazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e della loro assegnazione alle singole Amministrazioni titolari degli interventi.

Come emerge dall’analisi della tabella, la maggior parte delle risorse stanziate dallo strumento saranno assorbite dal ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (Mims), con 39,7 miliardi complessivi, seguito da vicino da quello della Transizione ecologica con 34,7 miliardi. 18 miliardi sono stati assegnati al Ministero dello Sviluppo, mentre a quello dell’Innovazione tecnologica spetteranno 12,8 miliardi. Ingenti anche gli investimenti a disposizione del ministero della Salute, che avrà a disposizione 15,6 miliardi e all’Istruzione con 17,6 miliardi, a cui si aggiungono i quasi 12 miliardi per l’Università e ricerca. Al Mef invece sono destinati solo 340 milioni.

Il secondo allegato del decreto è la Tabella B “Contributi finanziari e ripartizione arte semestrali”

Fonte Warrant hub


Manovra 2022: verso il ritorno di super e iperammortamento?

Ventilato, inopinatamente, un ritorno a iper e superammortamento per quanto concerne i beni strumentali

Con l’arrivo dell’autunno, l’attenzione è proiettata sulla Legge di Bilancio 2022 e sulle prossime edizioni delle vigenti discipline agevolative.

Il viceministro allo Sviluppo economico Gilberto Pichetto, intervistato da Italia Oggi ad inizio settembre, ha anticipato i contorni della riforma delle agevolazioni a cui sta lavorando il governo Draghi. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è, infatti, condizionato ad una serie di riforme, tra cui quella degli incentivi alle imprese.

Negli anni, gli incentivi sono proliferati. Alcuni di essi hanno stanziamenti irrisori e meccanismi farraginosi. Serve un restyling complessivo, sia sotto il profilo quantitativo, per ridurli di numero, sia sotto il profilo qualitativo, per renderli più efficaci.

Dalle anticipazioni emerse, sono numerose le conferme: il superbonus al 110% arriverà fino alla fine del 2023. La Sabatini sarà confermata, come il bonus Ricerca & Sviluppo, il Patent box, i voucher per l’export e la digitalizzazione delle PMI e gli aiuti Ipcei. Gli incentivi all’imprenditoria femminile verranno potenziati.

Si è dunque ventilato, inopinatamente, un ritorno a iper e super ammortamento per quanto concerne i beni strumentali. 

È in corso una valutazione in tal senso a livello ministeriale e governativo.  Secondo Pichetto, il sistema dei maxi ammortamenti, iper e super, pur avendo effetto sulla dichiarazione fiscale, sembrerebbe più puntuale per le imprese. L’ultima Legge di Bilancio ha conservato il Credito d’imposta introdotto nel 2020, rafforzandone la portata incentivante, nonostante vi fosse un nutrito stuolo di sostenitori dell’opportunità di tornare al “vecchio” iper-ammortamento.

A parere di chi scrive, dopo la proroga sino a giugno 2023 del Credito d’imposta, introdotta dalla Manovra 2021, un cambio di rotta risulterebbe disorientante per quanti hanno programmato gli investimenti facendo affidamento sui meccanismi di fruizione del vigente incentivo, nonché penalizzante per le imprese impossibilitate ad avvalersi dei maxi ammortamenti.

Peraltro, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella risposta all’interrogazione parlamentare 3-02613 di Andrea De Bertoldi in commissione finanze al Senato, alcune settimane prima aveva invece aperto alla possibilità della cessione del Credito d’imposta: “Si lavorerà per rendere più efficiente l’utilizzo del credito, eventualmente anche valutando la possibilità di rendere ammissibile la facoltà di cessione”. L’ipotesi risulta finora non automaticamente percorribile perché, in base alle indicazioni Eurostat, si tratta di un credito «pagabile», con impatto sulla finanza pubblica. La soluzione potrebbe essere la limitazione all’utilizzo del credito ceduto nell’anno, per circoscrivere l’impatto economico.

Mentre fervono le valutazioni per il futuro, negli ultimi giorni Agenzia delle Entrate ha reso pubbliche quattro risposte ad interpello che chiariscono l’ambito di operatività del vigente Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali. Qui di seguito si ripercorrono i chiarimenti resi con riferimento alla fruizione del beneficio per gli investimenti 2020 ricadenti nel regime 2021 (risposta 602), alla sovrapposizione tra le discipline agevolative delle ultime due Leggi di Bilancio (risposta 603), al cumulo (risposte 600 e 604) e all’ambito soggettivo di agevolabilità (risposta 600).

Risposta n. 602 del 17 settembre 2021 – A fronte di un investimento agevolabile ai sensi della Legge di Bilancio 2021 (per investimenti effettuati nel 2020, successivamente al 15 novembre 2020), qualora sussista l’attestazione dell’interconnessione del bene alla data del 31 dicembre 2020, la prima delle tre quote del credito d’imposta è, in linea di principio, utilizzabile in compensazione a decorrere dall’anno di interconnessione, ossia il 2020, nonostante l’effettiva istituzione del codice tributo sia stata successiva (risoluzione 3/E del 13 gennaio 2021). La quota annuale non utilizzata nel 2020 potrà essere riportata in avanti nelle dichiarazioni dei periodi di imposta successivi, senza alcun limite temporale, ed essere utilizzata già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno. Di conseguenza, nel 2021 il contribuente potrà utilizzare in compensazione sia la prima che la seconda delle tre quote del credito di imposta.

Risposta n. 603 del 17 settembre 2021 –  Il coordinamento delle discipline agevolative 2020 e 2021, sul piano temporale, deve avvenire distinguendo gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020, vale a dire anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina 2021, si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%. In questo caso, si ritiene che tali investimenti, sempre se effettuati entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella precedente disciplina di cui alla Legge di Bilancio 2020. 

Per converso, rientrano nella nuova disciplina gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020. Agenzia delle Entrate ritiene, in particolare, che sia applicabile la disciplina di cui alla Legge di Bilancio 2021, qualora alla data del 15 novembre 2020sussista l’ordine vincolante ma l’acconto non sia stato ancora versato oppure sia stato pagato in misura insufficiente rispetto alla previsione normativa (20%). 

Le fatture ed i documenti che presentano riferimenti normativi errati (ad esempio alla Legge di Bilancio 2020 in luogo della Legge di Bilancio 2021) devono essere regolarizzati prima che inizino le attività di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, secondo le modalità indicate nella risposta a istanza di interpello n. 438 del 5 ottobre 2020.

Risposta n. 604 del 17 settembre 2021 – Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto

In caso di società tassabili per trasparenza in capo ai soci, ai fini del calcolo del cumulo, per evitare il superamento del costo sostenuto, si dovrà tenere in considerazione, oltre l’Irap, anche l’imposta sul reddito dei soci, a titolo di risparmio d’imposta derivante dalla detassazione del Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, introdotto dalla Legge di Bilancio 2020.

Risposta n. 600 del 16 settembre 2021 – Le Società tra professionisti, anche S.T.P, nella misura in cui determinano reddito d’impresa, possono accedere al Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali ed al Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, ove sussistano tutte le ulteriori specifiche condizioni agevolative.

Le S.T.P. non costituiscono, infatti, un genere autonomo, ma appartengono alle società tipiche disciplinate dal codice civile e, pertanto, sono soggette alla disciplina legale del modello societario prescelto. Trovano conferma anche per le S.T.P., le previsioni di cui agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del TUIR, per effetto delle quali il reddito complessivo delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, delle società e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73, comma 1, lettere a) [a) le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione, nonché le società europee di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001 e le società cooperative europee di cui al regolamento (CE) n. 1435/2003 residenti nel territorio dello Stato] e b) [gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali], da qualsiasi fonte provenga, è considerato “reddito di impresa”. 

Si rammenta come la circolare 9/E del 23 luglio 2021 di Agenzia delle Entrate precisi che la “società tra avvocati” costituita ai sensi dell’articolo 16 del d.lgs. 96/2001, realizza, invece, reddito di lavoro autonomo, in quanto tale modello societario non è riconducibile a quelli delle società commerciali di persone e di capitali disciplinate dal codice civile (cfr. risoluzione n. 118/E del 28 maggio 2003).

Nella risposta 600, Agenzia delle Entrate ribadisce che, in relazione ai medesimi investimenti, è possibile cumulare il Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali ed il Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto per l’investimento. Ai fini del predetto calcolo, occorre tenere conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive del Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali. 

Sulla rilevanza fiscale del Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, la risposta 600/2021 rinvia a quanto già chiarito da Agenzia delle Entrate. In particolare, la circolare 34/E del 3 agosto 2016, si evidenzia che, in assenza di un’espressa esclusione normativa, il Credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno è da considerarsi rilevante ai fini fiscali. Ciò comporta, tra l’altro, che tale credito, ai fini IRPEF, IRES ed IRAP, è da considerarsi come contributo tassabile.

Fonte Warrant hub

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PNRR – RECOVERY PLAN: IL MEZZOGIORNO E LA RIFORMA DEGLI INCENTIVI ALLE IMPRESE – TURISMO E CULTURA 4.0

RAMSES GROUP NEWS n. 215 – 16 settembre 2021

La semplificazione delle agevolazioni per il Mezzogiorno prevista dal PNRR potrebbe rientrare nel collegato alla legge di Bilancio 2022 dedicato al riordino degli incentivi alle imprese. Il provvedimento, previsto dal DEF 2021, dovrebbe intervenire anche sulle agevolazioni in capo al MISE, dalla Nuova Sabatini al bonus ricerca e sviluppo, dal Patent box ai voucher per internazionalizzazione e digitalizzazione.

Per riorganizzare gli incentivi per le imprese al Sud il governo passa dall’operazione a costo zero a un provvedimento di spesa. Diventerà infatti un “collegato” alla prossima legge di bilancio il disegno di legge di riordino previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il Ddl, una volta agganciato alla manovra, potrà anche prevedere misure che richiedono una copertura finanziaria. La novità è emersa dai lavori della commissione interministeriale insediatasi alla fine di giugno.

Il decreto di nomina della commissione, che è presieduta dal ministero per il Sud e coinvolge altri nove ministeri (Economia, Sviluppo economico, Lavoro, Transizione ecologica, Infrastrutture e mobilità sostenibili, Affari esteri, Politiche agricole e forestali, Cultura, Turismo), fissava come prima scadenza il 10 settembre, data entro la quale il gruppo di lavoro avrebbe dovuto trasmettere una relazione sull’attività svolta e lo schema di Ddl al ministro per il Sud, in tempo utile per poi rispettare la presentazione del testo alle Camere entro il 30 settembre 2021. In realtà il termine del 10 settembre non è stato centrato in quanto si è deciso di trasformare la natura del Ddl e di concedersi tempo ulteriore in linea con il varo della legge di bilancio. La commissione intenderebbe comunque definire almeno una cornice del provvedimento entro settembre.

Salire sul treno dei Ddl collegati alla manovra finanziaria significa come detto poter finanziare alcune delle proposte allo studio andando oltre gli interventi a “costo zero”. Tra queste c’è, ad esempio, consentire la cedibilità al sistema bancario del credito di imposta per gli investimenti di cui usufruiscono le imprese che investono nelle zone economiche speciali, aree di sviluppo privilegiato per il Mezzogiorno che stentano a decollare. Un tema a dire il vero molto scivoloso, visto il precedente dello stop agli emendamenti per la cedibilità dei crediti del piano Transizione 4.0 deciso dalla Ragioneria dello Stato sulla base delle classificazioni contabili Eurostat e del conseguente rischio di registrazione dei bonus fiscali ceduti in termini di spesa pubblica.

Il decreto che fissa i compiti della commissione interministeriale, in linea con quanto già indicato nel Pnrr, parla di «una ricognizione di tutte le misure di incentivazione previste dalla legislazione vigente» per verificarne l’impatto sull’economia, razionalizzare e accelerare le procedure di agevolazione. Operazione da completare «con particolare riferimento alle attività economiche ubicate nel Mezzogiorno d’Italia». Nel frattempo va però registrata l’intenzione di portare avanti un’analoga operazione di riorganizzazione degli incentivi, in chiave nazionale, da parte del ministro dello Sviluppo economico. Riferimenti in tal senso in più di un’occasione, sono stati fatti dal ministro Giancarlo Giorgetti, soprattutto sull’opportunità di verificare la reale addizionalità delle misure sugli investimenti delle imprese. Se non si tratterà di una mera ricognizione (oggi del resto tutti gli aiuti sono già censiti sul portale del Mise incentivi.gov.it) si potrebbe arrivare anche a una convergenza in un unico provvedimento con il lavoro specifico sul Sud.

Riordino per credito d’imposta ZES e altre agevolazioni al Sud

Il Piano di ripresa e resilienza ha fissato al 30 giugno il termine per l’insediamento di una commissione interministeriale con il compito di predisporre uno schema di disegno di legge in materia di incentivazione alle imprese, con particolare riferimento alle attività economiche ubicate nel Mezzogiorno d’Italia, da presentare alle Camere entro il 30 settembre.

Attraverso questo ddl, si legge nel Recovery, si punta anzitutto a una “razionalizzazione delle norme e delle procedure sul credito d’imposta e su altre agevolazioni alle imprese per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive o di beni immobili situati nelle Zone economiche speciali (ZES) ubicate nel Mezzogiorno d’Italia”.

Più in generale, però, il Governo intende riordinare e semplificare tutto il sistema di norme sulle incentivazioni alle imprese localizzate nel Mezzogiorno, che attualmente prevedono requisiti molto minuziosi, definendo delle previsioni generali comuni e rinviando ai decreti del Ministro per il Sud e la coesione territoriale per gli aspetti di dettaglio di ciascuna agevolazione.

Una riforma organica per gli incentivi alle imprese

L’operazione prevista dal PNRR deve essere condotta anche tenendo conto del negoziato in corso sulla Carta degli aiuti a finalità regionale e, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe condurre a una velocizzazione delle procedure di agevolazione, a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese insediate nelle aree meno sviluppate o depresse del paese.

Allo stesso tempo questo intervento va collegato con l’opera di riordino normativo di tutte le incentivazioni alle imprese, che è stata prevista dal DEF 2021 e richiede un apposito provvedimento legislativo. E’ quindi proprio il Documento di economia e finanza a prevedere un disegno di legge di revisione organica degli incentivi alle imprese tra i collegati alla decisione di bilancio, che a questo punto potrebbe includere anche l’esito dei lavori della commissione, aprendo la strada anche a misure che necessitano di copertura finanziaria.

Restyling in vista per gli incentivi MISE

I lavori per il riordino del sistema degli incentivi alle imprese sono intanto già in corso al Ministero dello Sviluppo economico, cui fa capo una vasta gamma di agevolazioni a sostegno delle varie esigenze delle attività economiche, dall’avvio all’accesso al credito, dall’internazionalizzazione agli investimenti in R&S e beni strumentali.

Secondo quanto anticipato dal viceministro Pichetto, a orientare il lavoro per rendere più selettivi gli aiuti alle imprese sarà, oltre alla valutazione dell’efficacia e dei risultati delle agevolazioni in essere, l’impostazione di uno schema basato su due grandi tipologie di sostegno pubblico: da una parte gli incentivi diretti a stimolare gli investimenti e l’economia, dall’altra i bonus associabili a ristori.

Tra le agevolazioni che da questo processo dovrebbero uscire confermate, Pichetto ha citato il credito d’imposta ricerca e sviluppo, il Patent box, i voucher per i Temporary Export Manager (TEM) e quelli per la digitalizzazione delle PMI, gli Ipcei, Importanti progetti di comune interesse europeo in filiere chiave come batterie, cloud, idrogeno.

Probabile semaforo verde anche per la Nuova  Sabatini che però potrebbe essere modificata nelle modalità di funzionamento, ripristinando il rimborso del contributo in conto interessi su più esercizi finanziari anzichè in un’unica soluzione, e per il Superbonus al 110%. “Credo che, in sede di valutazione di metà periodo nel 2022, verranno decisi ulteriori stanziamenti per estendere il bonus a tutto il 2023”, ha detto il viceministro.

Ulteriori risorse dovrebbero poi garantire l’operatività degli strumenti per l’accesso al credito rivelatisi cruciali nel contesto della crisi pandemica – Garanzia Italia Sace e il Fondo centrale di garanzia PMI rafforzato – e degli incentivi per l’imprenditoria femminile. “Puntiamo ad aumentare lo stanziamento di 400 milioni previsto nel PNRR, a cui si aggiungono 20 milioni circa da altri fondi” per colmare il ritardo italiano in termini di occupazione e imprese guidate da donne, ha spiegato.

Cambiamenti in vista, invece, sul fronte del Piano transizione 4.0. La valutazione è ancora in corso, ma sembra plausibile “il ritorno a iper e super ammortamento, perché stimolano gli investimenti più produttivi” e il superamento del credito d’imposta, che invece “è un’agevolazione ombrello, universale: ricade su tutti”. Novità anche per i bonus auto, che dovranno incoraggiare soprattutto il passaggio all’elettrico e sostenere il boom del settore.

fonte  F.A.S.I IL SOLE 24 ORE 


RECOVERY PLANTURISMO E CULTURA 4.0

Al tema Turismo e cultura 4.0 è dedicata la terza componente della missione 1 del Recovery Plan “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”.

In tutto la missione 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) può contare su 40,32 miliardi, a valere sul PNRR, e si pone come obiettivo la modernizzazione del Paese, abbracciando la rivoluzione digitale, sia nella pubblica amministrazione che nel suo sistema produttivo, prevedendo le necessarie riforme di sistema, quella della giustizia e il completamento di quella della PA, e infine investendo nei settori che più caratterizzano l’Italia e ne definiscono l’immagine nel mondo: il turismo e la cultura.

Risorse, quelle dedicate ai due comparti, in calo rispetto alla bozza del Recovery Plan del precedente Governo Conte. Infatti, se il budget complessivo destinato alla componente nella versione dell’ex premier ammontava a circa 8 miliardi di euro, ora le risorse stanziate a valere sul PNRR ammontano a 6,68 miliardi, cui si aggiungono 1,46 miliardi a valere sul Fondo  Complementare

I progetti del Recovery Plan per cultura e turismo 

La prima linea di intervento della componente, intitolata “Patrimonio culturale per la prossima generazione“, vale 1,10 miliardi di euro e si articola in tre misure:

  • Piattaforme e strategie digitali per l’accesso al patrimonio culturale (500 milioni)
  • Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi e investimenti per l’accessibilità (300 milioni)
  • Miglioramento dell’efficienza energetica di cinema, teatri e musei (300 milioni).

Piattaforme e strategie digitali

Con un budget di 500 milioni, il primo intervento prevede un ventaglio di investimenti per creare un patrimonio digitale della cultura: si investirà per la digitalizzazione di quanto custodito in musei, archivi, biblioteche e luoghi della cultura, così da consentire a cittadini e operatori di settore di esplorare nuove forme di fruizione del patrimonio culturale e di avere un più semplice ed efficace rapporto con la pubblica amministrazione. 

Questo sforzo di digitalizzazione del patrimonio culturale sarà accompagnato dallo sviluppo di una infrastruttura nazionale che raccoglierà, integrerà e conserverà le risorse digitali, rendendole disponibili per la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate.

Sarà inoltre sostenuta la creazione di nuovi contenuti culturali e lo sviluppo di servizi digitali ad alto valore aggiunto da parte di imprese culturali/creative e start-up innovative, con l’obiettivo finale di stimolare un’economia basata sulla circolazione della conoscenza.

Rimozione barriere fisiche e cognitive

Aumentare l’accesso al patrimonio culturale passa anche attraverso la piena accessibilità dei luoghi della cultura. Perciò un altro intervento infrastrutturale, del valore di 300 milioni, fondamentale per innalzare i livelli di attrattivi del Paese riguarda la rimozione delle barriere senso-percettive architettoniche, culturali e cognitive in un insieme di istituzioni culturali italiane.

Gli interventi saranno abbinati ad attività di formazione per il personale amministrativo e per gli operatori culturali, promuovendo la cultura dell’accessibilità e sviluppando competenze sui relativi aspetti legali, di accoglienza, mediazione culturale e promozione.

Miglioramento efficienza energetica 

È previsto inoltre un intervento volto a migliorare l’efficienza energetica degli edifici legati settore culturale/creativo. Si tratta spesso di strutture obsolete, inefficienti da un punto di vista energetico, che generano elevati costi di manutenzione legati a climatizzazione, illuminazione, comunicazione e sicurezza.

Di conseguenza, 300 milioni di euro a valere sul PNRR saranno destinati a finanziare interventi per migliorare l’efficienza di museicinema e teatri italiani pubblici e privati che, oltre a generare benefici nella fruizione culturale, contribuiranno a sostenere il settore delle costruzioni e dell’impiantistica a livello locale.

Rigenerazione borghi, sicurezza sismica e patrimonio culturale religioso

Ammontano invece a 2,72 miliardi di euro le risorse a disposizione della seconda linea di intervento “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale”, che si articola a sua volta in quattro misure.

Una misura rilevante all’interno di questo quadro è legata al Piano Nazionale Borghi: un nucleo di azioni, per la cifra di 1,02 miliardi, finalizzata alla valorizzazione del grande patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni presente nelle aree interne dall’enorme valore paesaggistico-culturale e dal grande potenziale di crescita economica.

Si investiranno 600 milioni per dare impulso a un sistematico processo di valorizzazione di edifici storici rurali, di privati o di enti del terzo settore, e di tutela del paesaggio. L’intervento avrà ricadute positive sulle economie locali, favorendo il turismo sostenibile nelle zone rurali e valorizzando la produzione legata al mondo agricolo e all’artigianato tradizionale.

Insieme alla riqualificazione dell’edilizia rurale storica, grande attenzione verrà riservata all’ambiente attraverso la riqualificazione di parchi e giardini storici: per la prima volta in modo sistematico, si stanziano 300 milioni per svolgere attività di manutenzione, gestione e fruizione pubblica.

800 milioni, infine, saranno a disposizione di progetti preventivi antisismici per ridurre significativamente il rischio sul patrimonio di culto ed evitare l’investimento necessario per il ripristino dopo eventi calamitosi, oltre che la perdita definitiva di molti beni, come purtroppo accade dopo ogni terremoto. Il piano prevede tre componenti: la prima relativa alla messa in sicurezza antisismica dei luoghi di culto, la seconda al restauro del patrimonio Fondo Edifici di Culto (FEC) ed infine la terza finalizzata alla realizzazione di depositi per il ricovero delle opere d’arte coinvolte negli eventi calamitosi.

Cultura 4.0: industrie creative e cinema

Con 460 milioni di euro, la terza linea di intervento “Industria Culturale e Creativa 4.0” prevede una riforma e due misure. 

Scopo della riforma è quello di migliorare l’impronta ecologica degli eventi culturali – come mostre, festival, eventi culturali, eventi musicali – attraverso l’inclusione di criteri sociali e ambientali negli appalti pubblici per eventi culturali finanziati, promossi o organizzati dalle pubblico autorità.

Al centro del primo intervento, invece, c’è lo sviluppo dell’industria cinematografica e, nello specifico, il progetto Cinecittà. Con un tesoretto di 300milioni, l’iniziativa è finalizzata all’attenuazione dell’impatto sociale ed economico della crisi con l’obiettivo del potenziamento di crescita economica, occupazionale e competitività, anche agendo sulla formazione, con tre linee di intervento:

  • Potenziare gli studi cinematografici di Cinecittà gestiti da Istituto Luce Cinecittà SRL per migliorare il livello qualitativo e quantitativo dell’offerta produttiva;
  • Rilanciare le attività della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia mediante sviluppo di infrastrutture ad uso professionale e didattico tramite e-learning, la digitalizzazione e la modernizzazione del parco immobiliare ed impiantistico;
  • Rafforzare le capacità e le competenze professionali nel settore audiovisivo per favorire la transizione tecnologica.

L’obiettivo generale del secondo intervento è sostenere la ripresa e il rilancio dei settori culturali e creativi. In questo contesto, i 160 milioni a disposizione sono investiti su due direttive principali: “sostenere la ripresa delle attività culturali incoraggiando l’innovazione e l’uso della tecnologia digitale lungo tutta la catena del valore” e “promuovere l’approccio verde lungo tutta la filiera culturale e creativa”.

Formazione e turismo ‘lento’

La quarta ed ultima linea di intervento, “Turismo 4.0”, può contare su 2,40 miliardi di euro e prevede una riforma e tre misure.

Può contare su 110 milioni di euro la prima misura, che mira a creare un Hub del turismo digitale, accessibile attraverso una piattaforma web dedicata, che consenta il collegamento dell’intero ecosistema turistico al fine di valorizzare, integrare, favorire la propria offerta. L’investimento si compone di più elementi che vanno dall’implementazione del portale Italia.it alla reazione di un “Kit di supporto per servizi digitali di base”.

La fetta più grande delle risorse a valere su questa linea di intervento, ossia 1,79 miliardi, invece, sono a disposizione della seconda misura che vuoleaffrontare una serie di “nodi irrisolti” del sistema turistico italiano. Di conseguenza, l’investimento è destinato ad una pluralità di interventi, tra cui:

  • Credito fiscale (530 milioni), per aumentare la qualità dell’ospitalità turistica con investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale (fonti rinnovabili a minor consumo energetico), alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane. Verrà prevista una percentuale di fondo perduto per incentivare gli investimenti in un periodo complesso come quello post-Covid;
  • Fondo di Fondi BEI (Turismo Sostenibile 748 milioni), fondo ad effetto leva 1:3 capace di generare più di due miliardi di investimenti nelle aree: del turismo di montagna sia per infrastrutture sia per servizi ricettivi; del settore Business e dell’offerta turistica top quality; nel turismo sostenibile e nell’upgrade dei beni mobili e immobili connessi all’attività turistica. Il Fondo può raccogliere capitale attraverso la partecipazione ad iniziative delle istituzioni finanziarie europee per concedere crediti agevolati al settore turistico;
  • Potenziamento del Fondo Nazionale del Turismo (150 milioni) destinato alla riqualificazione di immobili ad alto potenziale turistico, in particolare degli alberghi più iconici, al fine di valorizzare l’identità dell’ospitalità italiana di eccellenza, e favorire l’ingresso di nuovi capitali privati, altri fondi pubblici;
  • Sezione Speciale Turismo del Fondo Centrale di Garanzia (358 milioni) per facilitare l’accesso al credito per gli imprenditori che gestiscono un’impresa esistente o per i giovani che intendono avviare una propria attività;
  • Partecipazione del Ministero del Turismo al capitale del Fondo Nazionale del Turismo, un fondo di fondi real estate con l’obiettivo di acquistare, rinnovare e riqualificare strutture alberghiere italiane, tutelando proprietà immobiliari strategiche e di prestigio e sostenendo ripresa e crescita delle catene alberghiere operanti in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali.

La terza misura, con un budget pari a 500 milioni, volge un’attenzione particolare al patrimonio turistico del Paese sfruttando il volano dei grandi eventi e nello specifico di Caput Mundi, con cui si vuole definire un processo innovativo di valorizzazione del patrimonio archeologico, culturale e turistico di Roma usando l’opportunità offerta prossimo Giubileo del 2025.

A proposito della riforma, il suo scopo è di dare, nel rispetto dell’autonomia locale, un ordinamento professionale alle guide turistiche e al loro ambito di appartenenza. L’applicazione di questo strumento permetterebbe di regolamentare i principi fondamentali della professione e di standardizzare i livelli di prestazione del servizio su tutto il territorio nazionale.

Fonte F.A.S.I

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PNRR: 2 miliardi per l’economia circolare

RAMSES GROUP NEWS n. 216 – 17 settembre 2021

Il MiTE è pronto a mettere sul piatto 2 miliardi per il bando focalizzato su rifiuti ed economia circolare. Si tratterà di “un grande programma da oltre 2 miliardi di euro per realizzare una cinquantina di nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti attraverso l’economia circolare”, spiega Cingolani. E aggiunge: “I progetti innovativi migliori vinceranno, c’è ampio spazio per tutti”. 

La cornice in cui si inquadrano gli investimenti del PNRR in questo caso si interfacciano con IL PIANO D’AZIONE EUROPEO PER L’ECONOMIA CIRCOLARE E IL GREEN DEAL EUROPEO che sono i testi di riferimento a livello europeo per costruire un nuovo equilibrio fra natura, sistemi alimentari, biodiversità e circolarità delle risorse. Su un piano di maggiore concretezza, l’Italia ha recepito a settembre dello scorso anno le direttive del “Pacchetto Economia Circolare” che contengono precisi obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani: almeno il 55% entro il 2025, il 60% entro il 2030, il 65% entro il 2035 e una limitazione del loro smaltimento in discarica non superiore al 10% entro il 2035.

Cosa prevede IL PIANO D’AZIONE EUROPEO PER L’ECONOMIA CIRCOLARE 

La Commissione agisce su più fronti: da un lato, evitare del tutto i rifiuti e trasformarli in risorse secondarie di alta qualità; dall’altro, agire a monte, per impedire che prodotti non sostenibili entrino nel mercato europeo

L’azione a monte riguarda la progettazione dei prodotti, che dovranno essere pensati per durare più a lungo, essere più facili da riutilizzare, riparare e riciclare e incorporare il più possibile materiale riciclato anziché materia prima primaria. 

Il single-use sarà quindi limitato, e parallelamente Bruxelles agirà sulla cosiddetta “obsolescenza programmata”, vietando anche la distruzione di beni durevoli invenduti.

L’azione “a valle” riguarda invece i consumatori, che avranno accesso a informazioni affidabili sulla durata e riparabilità dei prodotti, introducendo un vero “diritto alla riparazione”. 

Focus sui settori che utilizzano più risorse e in cui il potenziale di circolarità è elevato. La Commissione avvierà una serie di azioni concrete su:

  • Elettronica e ICT: un’iniziativa sull’elettronica circolare per una maggiore durata dei prodotti e per migliorare la raccolta e il trattamento dei rifiuti;
  • Batterie e veicoli: previsto un nuovo quadro normativo per le batterie, per migliorarne la sostenibilità e aumentarne il potenziale circolare;
  • Imballaggi: verranno introdotti nuovi requisiti obbligatori su ciò che è consentito nel mercato dell’UE, compresa la riduzione degli imballaggi (in eccesso);
  • Materie plastiche: nuovi requisiti obbligatori per il contenuto riciclato e un’attenzione speciale per le microplastiche e le materie plastiche a base biologica e biodegradabili;
  • Tessili: la Commissione prepara una nuova strategia per i tessili per rafforzare la competitività e l’innovazione nel settore e rafforzare il mercato dell’UE per il riutilizzo dei prodotti tessili;
  • Costruzioni ed edifici: anche in questo caso Bruxelles lavorerà ad una strategia globale per un ambiente costruito in modo sostenibile che promuove i principi di circolarità per l’edilizia;
  • Alimentare: prevista una nuova iniziativa legislativa sul riutilizzo, per sostituire imballaggi monouso, stoviglie e posate con prodotti riutilizzabili nei servizi alimentari.

Infine, la Commissione intende ridurre gli sprechi: l’attenzione si concentrerà sull’evitare del tutto i rifiuti e trasformarli in risorse secondarie di alta qualità che beneficiano di un mercato ben funzionante per le materie prime secondarie. La Commissione esplorerà la definizione di un modello armonizzato a livello UE per la raccolta differenziata dei rifiuti e l’etichettatura. Il piano d’azione propone inoltre una serie di azioni per ridurre al minimo le esportazioni di rifiuti dell’UE e per affrontare le spedizioni illegali. 

Piano d’azione per l’economia circolare

Parlamento europeo: l’economia del “Prendi-Fai-Smaltisci” deve finire. Per farlo, servono obiettivi vincolanti

Affinché si realizzi la trasformazione dell’attuale sistema in un’economia veramente circolare, i prodotti dovrebbero essere progettati in modo da ridurre i rifiuti, le sostanze nocive e l’inquinamento e proteggere la salute umana, sottolineano gli eurodeputati in una relazione sul Piano d’azione dell’UE per l’economia circolare approvata a febbraio.

I deputati chiedono allo stesso tempo obiettivi vincolanti per il 2030 basati su evidenze scientifiche per dettare una tabella di marcia per l’uso dei materiali e l’impronta di consumo. A tal fine, sollecitano da un lato la Commissione europea a introdurre nel 2021 indicatori di circolarità armonizzati, comparabili e uniformi, dall’altro chiedono all’Esecutivo di proporre obiettivi vincolanti specifici del prodotto e/o settoriali per il contenuto riciclato.

I prodotti immessi sul mercato europeo dovrebbero quindi rispettare una serie di standard: dovrebbero cioè funzionare bene, essere durevoli, riutilizzabili, facilmente riparabili e riciclabili, non devono essere tossici e devono essere efficienti in termini di risorse ed energia.

Altre proposte chiave dei deputati includono:

  • l’introduzione di misure contro il greenwashing e le false dichiarazioni ambientali, nonché misure legislative per fermare le pratiche che comportano l’obsolescenza programmata;
  • sostenere l’Ecolabel UE come punto di riferimento per la sostenibilità ambientale;
  • rafforzare il ruolo degli appalti pubblici verdi stabilendo criteri e obiettivi minimi obbligatori;
  • l’integrazione dei principi dell’economia circolare nei Piani di ripresa nazionali degli Stati membri.

Cosa prevede IL GREEN DEAL EUROPEO

Trasformare i problemi ambientali e climatici in opportunità in tutti gli ambiti. E’ questo l’obiettivo ambizioso del Green Deal.

Strategia che fissa in primo luogo una rigorosa tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia UE, indicando azioni per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita,  per arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento.Il Green Deal si articola in una serie di macro-azioni contenenti strategie per tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura, l’edilizia e settori industriali quali l’acciaio, il cemento, le TIC, i prodotti tessili e le sostanze chimiche.

Sviluppo sostenibile

Il primo mattone del Green Deal, presentato all’inizio del 2020, è il Meccanismo per la transizione giusta, che include un fondo ad hoc, il Just Transition Fund. Pensato per aiutare le regioni più povere dell’UE a muoversi verso un’economia a emissioni zero, attraverso la riduzione del consumo di combustibili fossili e il passaggio a tecnologie meno inquinanti, il Meccanismo si compone di tre pilastri:

  1. il Fondo per la transizione equa,
  2. un sistema specifico nell’ambito di InvestEU e
  3. uno strumento di prestito della BEI. 

Per integrare la sostenibilità in tutte le politiche dell’UE, la Commissione punta inoltre su un Piano di Investimenti del Green Deal Europeo da 1.000 miliardi e fissa una serie di azioni: 

  • Nuova strategia di finanziamento sostenibile;
  • Revisione della direttiva sulle comunicazioni non finanziarie;
  • Iniziative per lo screening e il benchmark delle pratiche di bilancio verde del Stati membri e dell’UE;
  • Allineare tutte le nuove iniziative della Commissione con gli obiettivi del Green Deal e la promozione dell’innovazione;
  • Consultazione degli stakeholder per identificare e porre rimedio a una legislazione incoerente che riduce l’efficacia nella realizzazione del Green Deal europeo; 
  • Integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nel Semestre europeo.

Legge per il clima, riduzione dell’inquinamento e crescita sostenibile

Una ‘legge per il clima’ per rendere irreversibile il percorso verso un’Europa a emissioni zero nel 2050 e un piano per aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni Ue dal 40% al 50-55% al 2030. Con una roadmap precisa:

  • Piano globale per portare l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 2030 al 50-55%;
  • Proposte di revisione delle misure legislative per realizzare le maggiori ambizioni climatiche, a seguito della revisione della direttiva sul sistema di scambio di quote di emissioni; regolamento sulla condivisione degli sforzi; regolamento sull’uso del suolo; direttiva sull’efficienza energetica; direttiva rinnovabili; standard di prestazione delle emissioni di CO2 per auto e furgoni;
  • Proposta di revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia;
  • Proposta di un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio per determinati settori;
  • Nuova strategia dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici.

Previsto inoltre il lancio del Patto europeo per il clima, cui seguirà la proposta dell’ottavo programma di azione per l’ambiente 2020.

Per ridurre l’inquinamento, la Commissione propone di partire, nell’estate 2020, da una strategia per la sostenibilità del settore chimico, cui seguiranno, nel 2021, un piano d’azione per inquinamento zero di acqua, aria e suolo e la revisione delle misure per combattere l’inquinamento causato dai grandi impianti industriali.

I lavori per fare dell’Unione europea il leader globale della transizione verso una crescita sostenibile sono già avviati nell’ambito della COP25. Oltre a guidare i negoziati per rafforzare ulteriormente il quadro politico internazionale, la Commissione intende sostenere la diplomazia europea in collaborazione con gli Stati membri e gli sforzi bilaterali per indurre i partner  ad agire e garantire la comparabilità delle politiche climatiche e ambientali. Azioni cui si aggiunge l’agenda verde per i Balcani occidentali.

Previsto inoltre il lancio del Patto europeo per il clima, cui seguirà la proposta dell’ottavo programma di azione per l’ambiente 2020.

Per ridurre l’inquinamento, la Commissione propone di partire, nell’estate 2020, da una strategia per la sostenibilità del settore chimico, cui seguiranno, nel 2021, un piano d’azione per inquinamento zero di acqua, aria e suolo e la revisione delle misure per combattere l’inquinamento causato dai grandi impianti industriali.

I lavori per fare dell’Unione europea il leader globale della transizione verso una crescita sostenibile sono già avviati nell’ambito della COP25. Oltre a guidare i negoziati per rafforzare ulteriormente il quadro politico internazionale, la Commissione intende sostenere la diplomazia europea in collaborazione con gli Stati membri e gli sforzi bilaterali per indurre i partner  ad agire e garantire la comparabilità delle politiche climatiche e ambientali. Azioni cui si aggiunge l’agenda verde per i Balcani occidentali

Energia pulita, economica e sicura

Altra tematica affrontata dalla strategia europea è l’energia. Il piano della Commissione consiste in una serie di step, che riguardano:

  • Valutazione dei piani nazionali finali per energia e clima  ;
  • Strategia per l’integrazione intelligente del settore ; 
  • Iniziativa Renovation per il settore edilizia  ;  
  • Valutazione e revisione della rete transeuropea per il settore energia ;           
  • Strategia sull’eolico offshore   .        

Economia circolare

Per realizzare le ambizioni dell’Unione in materia di clima e ambiente, la Commissione presenterà il piano d’azione sull’economia circolare, che include: 

  • Strategia industriale europea Strategia industriale europea;
  • Piano di azione per economia  circolare compresa iniziativa prodotti sostenibili  
  • Iniziative per stimolare mercati neutrali e circolari;
  • Proposta di sostegno ai processi di produzione di acciaio a carbonio zero entro il 2030; 
  •  Legislazione sulle batterie
  • Riforme legislative sui rifiuti.

Mobilità smart e sostenibile

Carburanti alternativi, trasporti intelligenti e mobilità sostenibile sono i punti focali del quarto punto dell’agenda UE, che prevede:

  •  Strategia per la mobilità sostenibile e intelligente;   
  • Sostenere la diffusione della ricarica pubblica e punti di rifornimento di carburante come parte dell’infrastruttura del combustibile alternativo;
  • Valutazione delle opzioni legislative per incentivare la produzione e l’offerta di carburanti alternativi sostenibili per i diverse modalità di trasporto;
  • Proposta di revisione della direttiva sul trasporto combinato;
  • Revisione della direttiva sulle infrastrutture per i carburanti alternativi e della rete transeuropea dei trasporti;
  • Iniziative per aumentare e gestire meglio la capacità delle ferrovie e vie navigabili interne; 
  • Proposta di norme più rigorose sulle emissioni di inquinanti atmosferici per veicoli con motore a combustione.

Agricoltura più verde e sostenibile

Rendere più green la politica agricola comune è un altro punto focale del Green Deal europeo. Tra il 2020 e il 2021 la Commissione esaminerà i piani strategici nazionali, con riferimento al ambizioni del Green Deal europeo e della  strategia Farm to  Fork, dal produttore al consumatore per una politica alimentare sostenibile  .

Tutelare la biodiversità

L’obiettivo ambizioso del Green Deal è mettere fine alla perdita di biodiversità. Obiettivo che la Commissione intende centrare attraverso una serie di azioni:

  • Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030  ;
  • Misure per affrontare i principali motori della perdita di biodiversità;
  • Nuova strategia forestale UE;
  • Misure a sostegno di catene del valore prive di deforestazione.

Le proposte progettuali all’interno del PNRR mirano a colmare le lacune strutturali che ostacolano lo sviluppo dell’economia circolare in Italia – si legge nel testo – a partire dal divario tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud.

1 miliardo e mezzo per nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di quelli esistenti

Il primo progetto di investimento, da solo, vale buona parte delle risorse del PNRR per l’economia circolare. Il focus è tutto sui rifiuti e su quelle lacune che da tempo il Paese si prefigge di superare. 

I sistemi di gestione dei rifiuti urbani risultano infatti molto fragili e caratterizzati da procedure di infrazione che interessano molte regioni italiane, soprattutto nel Centro-Sud Italia. Inoltre, il sistema risulta carente di un’adeguata rete di impianti di raccolta e trattamento. 

L’investimento pianificato con il Recovery Plan, da 1 miliardo e mezzo, mira quindi a migliorare la rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, realizzare nuovi impianti di trattamento/riciclaggio di rifiuti organici, multimateriale, vetro, imballaggi in carta e alla costruzione di impianti innovativi per particolari flussi. Nel dettaglio – si legge nel testo del PNRR – gli investimenti proposti mirano a colmare i divari di gestione dei rifiuti relativi alla capacità impiantistica e agli standard qualitativi esistenti tra le diverse regioni e aree del territorio nazionale, con l’obiettivo di recuperare i ritardi per raggiungere gli attuali e nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale (ad esempio, il 65% di raccolta differenziata al 2035, e il tetto m massimo del 10% dei rifiuti in discarica). Per questo circa il 60% dei progetti si focalizzerà sui comuni del Centro-Sud Italia.

Progetti “faro” di economia circolare

Focus sui rifiuti anche per il secondo progetto di investimento preventivato nel PNRR, da poco più di mezzo milione di euro.

Il piano d’azione dell’UE per l’economia circolare introduce misure mirate in alcuni settori a forte valore aggiunto, con target di riciclo specifici: tra i quali RAEE, carta e cartone, plastica e tessile. In tal senso – si legge nel testo del Recovery – particolarmente interessante è lo sviluppo di tecnologie avanzate di riciclo meccanico e chimico delle plastiche rivolto anche al “marine litter”.

L’Italia ad oggi è ancora lontana dal raggiungimento di questi target, ad esempio più del 50% dei rifiuti plastici viene raccolto come Rifiuti Plastici Misti e quindi non recuperato ma utilizzato per il recupero energetico o inviato in discarica.

La misura intende potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo contribuendo al raggiungimento dei target di: 55% di riciclo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); 85% di riciclo nell’industria della carta e del cartone; 65% di riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclaggio meccanico, chimico, “Plastic Hubs”); 100% di recupero nel settore tessile tramite “Textile Hubs”. A sostegno della misura e per il raggiungimento degli obiettivi verrà sviluppato un sistema di monitoraggio su tutto il territorio nazionale che consentirà di affrontare tematiche di “scarichi illegali” attraverso l’impiego di satelliti, droni e tecnologie di Intelligenza Artificiale.

Le riforme: entro giugno 2022 la strategia nazionale per l’economia circolare

Richiesta da tempo dagli stakeholder, nel 2022 dovrebbe vedere la luce la Strategia nazionale per l’economia circolare. Un progetto che rientra tra le riforme previste nell’ambito della Mission del PNRR e che mira a creare un quadro strategico nazionale per rafforzare la coerenza e l’efficacia delle politiche di economia circolare, in linea non solo con il piano  europeo  ma anche in sinergia con altre politiche e strategie nazionali, come Transizione 4.0  , il Piano Integrato nazionale per l’energia e il clima PNIEC  e le politiche di coesione attuate attraverso i Fondi strutturali e di investimento europei.

Nel fornire indicazioni su come impostare la versione definitiva del Recovery Plan, a marzo, il Senato aveva fatto richieste precise in merito all’impianto di tale strategia, che dovrebbe:

  • prevedere riforme che agevolino l’utilizzo di sottoprodotti;
  • favorire lo sviluppo di modelli di consumo basati sul servizio come prodotto;
  • prevedere l’applicazione di regimi di responsabilità estesa del produttore, dell’industria e distribuzione alimentare, dell’industria dei mobili ed edile;
  • introdurre il deposito cauzionale per gli imballaggi e per i RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), favorendo allo stesso tempo la realizzazione di nuovi centri di raccolta;
  • favorire il trasferimento tecnologico e l’implementazione di soluzioni di open and wide innovation ed eco-design sistemico;
  • sostenere progetti di sharing economy;
  • prevedere un piano di attivazione di zone economiche speciali per evitare lo spopolamento dei territori di montagna e dei piccoli comuni disagiati e il conseguente pericolo di dissesto idrogeologico derivante dall’incuria.

La versione finale del Recovery Plan non entra molto nel dettaglio e si limita ad annunciare che la strategia integrerà nelle aree di intervento l’ecodesign, eco prodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche, e si focalizzerà su strumenti, indicatori e sistemi di monitoraggio per valutare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Della strategia nazionale farà parte anche il nuovo sistema di tracciabilità che consentirà anche di supportare gli organi di controllo e le forze dell’ordine nella prevenzione e repressione.

Un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti

Per far fronte alle evidenze emerse dalla Commissione europea sull’assenza di una rete integrata di impianti di raccolta e trattamento rifiuti attribuibile all’insufficiente capacità di pianificazione delle regioni e, in generale, alla debolezza della governance, nel PNRR è incluso un secondo progetto di riforma: lo sviluppo di un programma nazionale per la gestione dei rifiuti.

Oltre ad evitare procedure di infrazione sui rifiuti, il programma dovrebbe permettere di colmare le lacune impiantistiche e gestionali, di migliorare significativamente i dati medi nazionali e di raggiungere gli obiettivi previsti dalla nuova normativa europea e nazionale (percentuale di rifiuti raccolta in differenziata e percentuale di rifiuti in discarica, riutilizzo, recupero, ecc.).

Supporto tecnico alle autorità locali

Uno dei principali ostacoli alla costruzione di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti è la durata delle procedure di autorizzazione e delle gare d’appalto. I ritardi sono spesso dovuti alla mancanza di competenze tecniche e amministrative del personale di regioni, province e comuni.

Il secondo progetto di riforma del Recovery prevede il coinvolgimento del Ministero per la Transizione Ecologica e del Ministero per lo Sviluppo Economico per assicurare il necessario supporto tecnico agli Enti Locali attraverso società interne e uno specifico piano d’azione per supportare le stazioni appaltanti nell’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) fissati dalla legge alle procedure di gara.

Fonte FASI


APPROFONDIMENTI Tutto su PNRR

PNRR: gli incentivi per le imprese. Dalla Transizione digitale al Turismo 4.0

RAMSES GROUP NEWS n. 203 – 20 luglio 2021

Crediti d’imposta a favore delle imprese che investono nella transizione digitale, supporto all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, riforma del sistema della proprietà industriale, istituzione di una sezione speciale del Fondo di garanzia PMI dedicata a settore turistico, incentivi fiscali volti a incrementare l’efficienza energetica di edifici privati e pubblici, nonché misure volte a incrementare l’utilizzo delle energie prodotte da fonti rinnovabili.

Sono le principali forme di sostegno alle imprese previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR, che ha avuto il via libera dell’Ecofin il 13 luglio 2021.

Buone notizie per la ripresa dell’UE arrivano dall’Ecofin: il 13 luglio 2021, il Consiglio dei Ministri dell’Economia e delle finanze dell’UE ha approvato il PRIMO PACCHETTO DI DECISIONI DI ESECUZIONE  sui piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) finalizzato a risollevare le economie degli Stati UE fiaccate dalle conseguenze della pandemia da Covid-19. Da adesso, l’Italia e altri undici Stati membri possono concludere convenzioni di finanziamento e ricevere fondi per stimolare la ripresa.

Grazie all’adozione di decisioni di esecuzione del Consiglio sull’approvazione dei piani gli Stati membri possono concludere convenzioni di sovvenzione e accordi di prestito che consentiranno un prefinanziamento fino al 13% dell’importo totale dei fondi loro assegnati per attuare i rispettivi piani nazionali.

Gli incentivi per le imprese del Piano “Italia Domani”

Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, tra le riforme e i piani di investimento previsti dal nostro PNRR – ribattezzato Piano “Italia Domani”, in occasione della sua approvazione da parte della Commissione europea – ve ne sono molti che prevedono benefici a favore delle imprese in differenti settori.

Si tratta di un piano ambizioso che potrà fare affidamento innanzitutto sui 191,5 miliardi di euro finanziati tramite il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), uno dei due strumenti del piano Next Generation UE (NGEU), miliardi che dovranno essere impiegati sin da subito, con il riferimento al periodo 2021-2026. Di questo importo, si pensi che 68,9 miliardi di euro sono sovvenzioni a fondo perduto.

Si devono poi contare ulteriori 30,6 miliardi di euro di risorse nazionali, che confluiscono in un apposito Fondo complementare finanziato attraverso lo scostamento di bilancio approvato nel Consiglio dei Ministri del 15 aprile 2021 e autorizzato dal Parlamento, a maggioranza assoluta, nella seduta del 22 aprile.

In questo modo, si arriva a un totale di investimenti previsti per gli interventi contenuti nel PNRR pari a 222,1 miliardi di euro, a cui si aggiungono 13 miliardi dell’altro strumento del NGEU, cioè il Pacchetto di assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU).

Gli interventi ruotano attorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale) mentre, più in dettaglio, il PNRR si articola in sedici componenti, le quali sono raggruppate in sei missioni.

1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;

2. Rivoluzione verde e transizione ecologica;

3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile;

4. Istruzione e ricerca;

5. Inclusione e coesione;

6. Salute.

Proviamo ad esaminare alcuni dei settori oggetto delle misure del Piano “Italia domani” con riferimento alle previsioni che riguardano le imprese.

Imprese innovative e competitive

La componente 2 della missione 1 del PNRR si focalizza sui temi dell’innovazione e della competitività nel sistema produttivo, intrecciandosi con l’intento trasversale di digitalizzazione delle attività produttive, che investe non solo le imprese ma anche la PA: a tale ambito sono destinati, complessivamente, ben 15,70 miliardi di euro.

Nel suo complesso, l’intento della missione 1 è quello di provocare un aumento del Pil stimato in 0,8 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio finale, con un maggior contributo dovuto alla componente 2, per effetto degli investimenti attivati dal programma Transizione 4.0, dell’infrastrutturazione delle reti banda ultra-larga e 5G e delle politiche industriali di filiera. Il Governo Draghi ha ritenuto che tutti questi investimenti possano avere un elevato impatto diretto e indiretto sugli altri settori dell’economia.

In particolare, la componente M1-C2 intende raggiungere i seguenti obiettivi:

1) supportare la transizione digitale del sistema produttivo con incentivi agli investimenti privati in beni capitali tecnologicamente avanzati (materiali e immateriali) nonché in ricerca, sviluppo e innovazione. Tale obiettivo ha due focus principali:

a) potenziare la capacità di innovare delle imprese, in particolare delle PMI, favorendo anche il processo di integrazione in catene del valore globali;

b) stimolare gli investimenti per lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie di frontiera essenziali per competere nei mercati globali (come internet of things, robotica, intelligenza artificiale, blockchain, cloud computing, edge computing, high-performance computing);

2) aumentare gli investimenti nel settore della microelettronica, per sostenere la competitività delle imprese strategiche e salvaguardare l’occupazione qualificata;

3) completare la rete di telecomunicazioni nazionale in fibra ottica e 5G su tutto il territorio nazionale territorio, principalmente per ridurre il digital divide;

4) realizzare un piano nazionale per l’economia spaziale a sostegno della transizione digitale e verde e della resilienza dell’Ue;

5) promuovere l’internazionalizzazione delle imprese, quale strumento di ripresa e resilienza del sistema produttivo, visto il tradizionale orientamento italiano all’export e il ruolo strategico svolto dalle imprese esportatrici;6) rafforzare le filiere produttive italiane facilitando l’accesso ai finanziamenti.

Si colloca in questo quadro il disegno del Piano di Transizione 4.0 che mira a incentivare la trasformazione digitale delle imprese italiane, tenendo conto anche dell’impatto dei precedenti incentivi fiscali.

Piano Transizione 4.0

Forte di 4,48 miliardi di euro – sui 5,88 miliardi di euro destinati alla componente “Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo” – il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 si pone i due obiettivi fondamentali:

– stimolare gli investimenti privati;

– dare stabilità e certezze alle imprese con misure che hanno effetto da novembre 2020 a giugno 2023.

Non si tratta di un mero cambio di nome rispetto al precedente Piano Impresa 4.0 istituito nel 2018 – a sua volta già noto come Piano Industria 4.0 dal 2016 – dato che il Piano Transizione 4.0 prevede di dare una spinta davvero forte all’innovazione e alla digitalizzazione dei processi produttivi, alla formazione continua di competenze e produttività dei lavoratori all’eco-sostenibilità e agli investimenti green, il tutto grazie a un pacchetto di agevolazioni modificato rispetto al Piano Impresa 4.0, che era basato su iperammortamento e super ammortamento, in favore di un articolato regime di crediti di imposta.

Infatti, il piano per la Transizione 4.0 prevede di concedere crediti d’imposta a favore delle imprese che investono in:

– beni materiali e immateriali direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi nonché i beni immateriali di natura diversa, ma strumentali all’attività dell’impresa;

– ricerca, sviluppo e innovazione (si stima che, nell’arco del triennio 2020-2022, questo specifico credito di imposta sarà utilizzato mediamente da circa 10 mila imprese ogni anno);

– attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze (si pensa di far crescere le competenze gestionali per il digitale sperimentando un modello di riqualificazione manageriale, focalizzato sulle PMI nonché tramite programmi di training ad hoc destinati alla formazione continua dei lavoratori in cassa integrazione).

Sono previste misure specifiche a sostegno di settori ad alto contenuto tecnologico e fortemente allineati alle priorità europee (ad esempio le tecnologie satellitari), della trasformazione digitale dei processi produttivi e della trasformazione tecnologica e digitale della filiera editoriale.

I nuovi crediti d’imposta sono previsti per 2 anni e la decorrenza della misura è stata anticipata al 16 novembre 2021. È stata inoltre confermata la possibilità, per i contratti di acquisto dei beni strumentali definiti entro il 31 dicembre 2022, di beneficiare del credito con il solo versamento di un acconto pari ad almeno il 20% dell’importo e consegna dei beni nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).

Il PNRR ipotizza che, nell’arco del triennio 2020-2022, il credito d’imposta per beni materiali e immateriali 4.0 verrà utilizzato mediamente da poco meno di 15 mila imprese ogni anno.

Internazionalizzazione, contratti di sviluppo e tutela della proprietà industriale

Nell’ambito della M1C2 (Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo) il PNRR prevede misure volte a promuovere lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane anche sui mercati internazionali, attraverso strumenti finanziari moderni.

In particolare, si tratta delle seguenti azioni ricomprese nell’investimento 5 (Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione):

– Sub-misura: Rifinanziamento e ridefinizione del Fondo 394/81 gestito da SIMEST;

– Sub-misura: Competitività e resilienza delle filiere produttive;

– Riforma 1: Riforma del sistema della proprietà industriale.

Il primo intervento mira a sostenere l’internazionalizzazione delle PMI, agendo sui servizi offerti dal Fondo rotativo introdotto con la l. n. 394/81 e gestito da SIMEST.

Le risorse finanziarie rese disponibili dal PNRR saranno dirette a investimenti a sostegno delle PMI italiane per favorirne lo sviluppo della competitività, in termini di innovazione e sostenibilità, con ricadute positive attese anche sui mercati internazionali (a titolo di esempio: studi di fattibilità, partecipazioni a fiere internazionali, servizi di consulenza da parte di personale specializzato sui temi legati all’internazionalizzazione ed al commercio digitale, finanziamento di progetti tesi a favorire innovazioni di processo o di prodotto, finanziamento di progetti tesi a sostenere la transizione green dei processi di produzione e di gestione delle attività).

Per quanto riguarda la sub-misura sulla “Competitività e resilienza delle filiere produttive”, il PNRR contempla un intervento volto a fornire un supporto finanziario agli investimenti (sia contributi, sia prestiti agevolati) attraverso lo strumento dei contratti di sviluppo, operativo dal 2012 allo scopo di finanziare investimenti strategici, innovativi e progetti di filiera, con particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno, coerentemente alla normativa riguardante gli aiuti di Stato. Il Piano stima che con le risorse messe in campo sarà possibile realizzare circa 40 contratti di sviluppo con un importante effetto leva sugli investimenti.

Infine, si prevede una riforma del sistema della proprietà industriale, che rappresenta un elemento fondamentale per proteggere idee, attività lavorative e processi generati dall’innovazione e assicurare un vantaggio competitivo a coloro che li hanno generati, tutti fattori che hanno sempre caratterizzato il sistema produttivo italiano e che distinguono le produzioni Made in Italy. Il MISE ha pubblicato le “Linee di intervento strategiche sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023” e successivamente ha lanciato una consultazione pubblica su tale documento strategico: pertanto, anche sulla base degli esiti della consultazione, la riforma definirà una strategia pluriennale per la proprietà industriale, allo scopo di conferire valore all’innovazione e incentivare l’investimento nel futuro. 

Occupazione giovanile e imprenditoria femminile

Tra le misure volte a favorire l’occupazione giovanile e l’inserimento femminile, si prevede di assumere donne e giovani per l’esecuzione dei progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN.

Alla stregua di ciò, saranno inserite nei bandi gara per le imprese che, a diverso titolo, parteciperanno ai progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN, delle specifiche previsioni dirette a condizionare l’esecuzione dei progetti all’assunzione sia di donne sia di giovani, in questo secondo caso anche per il tramite di contratti di formazione/specializzazione che possono essere attivati prima dell’avvio dei medesimi progetti.

Grazie a un apposito investimento destinato all’imprenditoria femminile – Missione 5 del Piano, investimento 1.2 – forte di 400 milioni di euro, si mira ad incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso la previsione di misure volte a sostenere l’avvio di attività imprenditoriali femminili e a delineare un’offerta più aderente ai fabbisogni delle donne (M5-C1-I.1.2).

In quest’ottica, si prevede la creazione del “Fondo Impresa Donna” nonché di sistematizzare e ridisegnare gli attuali strumenti di sostegno all’avvio e alla realizzazione di progetti aziendali per imprese a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile.

Analogamente, verrà definito un Sistema nazionale di certificazione della parità di genere (M5-C1-I.1.3) che incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche (ad esempio, opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, politiche di gestione delle differenze di genere, tutela della maternità): il PNRR prevede l’attivazione del Sistema a partire dal secondo trimestre 2022. Il sistema di certificazione sarà aperto a tutte le imprese indipendentemente dal requisito dimensionale.

Nella fase sperimentale – che durerà fino al secondo quadrimestre del 2026 – la certificazione sarà agevolata per le imprese di medie, piccole e micro-dimensioni, e associata a servizi di accompagnamento e assistenza.

Turismo 4.0

Il Piano “Italia domani” prevede una serie di investimenti (M1-C3-4) volti a migliorare le strutture turistico-ricettive e i servizi turistici, riqualificando e migliorando gli standard di offerta, con il duplice obiettivo di innalzare la capacità competitiva delle imprese e di promuovere un’offerta turistica basata su sostenibilità ambientale, innovazione e digitalizzazione dei servizi.

Uno degli obiettivi è anche quello di riqualificare e ammodernare le imprese che operano nel comparto turistico per potenziarne il livello di digitalizzazione. Il PNRR, altresì, mira a promuovere modelli innovativi di organizzazione del lavoro, anche attraverso lo sviluppo dei network e altre forme di aggregazione per sviluppare le competenze, digitali e non, degli operatori del settore attraverso l’accesso ad una formazione qualificata.

Ulteriormente, si proverà a sfruttare pienamente le potenzialità dei grandi eventi che riguarderanno il Paese tra i quali la Ryder Cup del 2022 e il Giubileo del 2025, creando percorsi alternativi e integrati verso tutte le Regioni del Paese e cercando di evitare gli effetti dell’“overtourism”.

Queste sono le azioni e le riforme più significative:

– investimento 4.1: Hub del turismo digitale;

– investimento 4.2: Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche;

– investimento 4.3: Caput Mundi-Next Generation EU per grandi eventi turistici;

– riforma 4.1: Ordinamento delle professioni delle guide turistiche.

Gli strumenti di azione utilizzati consisteranno:

– in un credito d’imposta per le strutture ricettive così da accrescere la qualità dell’ospitalità turistica tramite investimenti diretti alla sostenibilità ambientale (fonti rinnovabili a minor consumo energetico), alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane;

– nella creazione di una “Sezione Speciale Turismo” del Fondo Centrale di Garanzia al fine di facilitare l’accesso al credito degli imprenditori che gestiscono un’impresa esistente o per i giovani che intendono avviare una propria attività (siamo all’interno dell’investimento “Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche” M1-C3-I.4.2): si stima che almeno 1600 imprese turistiche verranno sostenute dal fondo di garanzia per le PMI.

– in incentivi all’aggregazione delle imprese turistiche;

– in un potenziamento del Fondo nazionale per il turismo per la riqualificazione di immobili ad alto potenziale turistico e alberghi iconici al fine di valorizzare l’identità dell’ospitalità italiana di eccellenza e favorire l’ingresso di nuovi capitali privati;

– in un potenziamento del Fondo BEI per il turismo sostenibile (il Fondo può raccogliere capitale attraverso la partecipazione ad iniziative delle istituzioni finanziarie europee per concedere crediti agevolati al settore turistico);

– nella partecipazione del Ministero del Turismo al capitale del Fondo Nazionale del Turismo, creando un fondo di fondi real estate con l’intento di acquistare, rinnovare e riqualificare strutture alberghiere italiane (1.500 camere d’albergo), tutelando proprietà immobiliari strategiche e di prestigio e sostenendo ripresa e crescita delle catene alberghiere operanti in Italia, soprattutto nelle aree meridionali.

Una previsione significativa consiste nella proposta di riforma che mira a realizzare l’Ordinamento delle professioni delle guide turistiche, la regolamentazione dei principi fondamentali della professione e i livelli di prestazione del servizio a livello nazionale, nonché interventi di formazione e aggiornamento professionale per un miglioramento continuo del servizio offerto.

Transizione ecologica

La Transizione ecologica è uno dei tre assi strategici attorno al quale ruota il PNRR e, come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU e dai nuovi obiettivi europei per il 2030, è alla base del nuovo modello di sviluppo italiano ed europeo.

Ritenendo che il PNRR rappresenti “un’occasione unica per accelerare la transizione delineata, superando barriere che si sono dimostrate critiche in passato”, con il “decreto Ministeri” (D.L. 1 marzo 2021, n. 22) il Governo Draghi ha riorganizzato le competenze e le strutture di alcuni dicasteri istituendo in particolare il nuovo Ministero della transizione ecologica (MiTE) in sostituzione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM): al nuovo dicastero sono state attribuite anche alcune funzioni chiave per la transizione ecologica, principalmente nel settore dell’energia, precedentemente assegnate al Ministero dello sviluppo economico.

Lo stesso decreto ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione.

La Missione 2 del PNRR è perciò intitolata Rivoluzione Verde e Transizione ecologica e consiste di 4 Componenti:

– C1. Economia circolare e agricoltura sostenibile;

– C2. Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile;

– C3. Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici;- C4. Tutela del territorio e della risorsa idrica.

È nell’ambito di queste componenti, dunque, che ritroveremo una serie di misure – non ancora tutte ben dettagliate nel PNRR – delle quali beneficeranno le imprese di vari settori e filiere produttive.

La maggior parte delle risorse della Missione 2 sono destinate agli investimenti in costruzioni, pari al 38,9% delle risorse addizionali; poi, vi sono incentivi alle imprese (23,3%), i trasferimenti alle famiglie (ammontano al 16,4 % delle risorse addizionali) e gli altri mezzi di trasporto (13,7%). Questi prodotti assorbono il 92,3% delle risorse.

L’impatto sul PIL di questa missione è pari al 3,6% complessivo nel periodo 2021-2026: la componente 1 ha un impatto dello 0,5% sul PIL, la componente 2 dell’1,6%, la componente 3 dell’1,1% e la componente 4 dello 0,4%.

Più nel dettaglio, al fine di realizzare una piena sostenibilità ambientale la Componente 1 persegue un duplice percorso volto:

– da un lato, a migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento rifiuti, colmando il divario tra regioni del Nord e quelle del Centro-Sud (oggi circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti vengono trattate fuori dalle regioni di origine) e realizzando progetti flagship altamente innovativi per filiere strategiche quali rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), industria della carta e del cartone, tessile, riciclo meccanico e chimica delle plastiche;- dall’altro, a sviluppare una filiera agricola/alimentare smart e sostenibile, riducendo l’impatto ambientale in una delle eccellenze italiane, tramite supply chain “verdi”.

Per conseguire la progressiva decarbonizzazione di tutti i settori, nella Componente 2 sono stati previsti interventi – investimenti e riforme – che permettano di incrementare la penetrazione delle rinnovabili, tramite soluzioni decentralizzate e utility scale (incluse quelle innovative e offshore) e rafforzamento delle reti (più smart e resilienti) per accomodare e sincronizzare le nuove risorse rinnovabili e di flessibilità decentralizzate, e per decarbonizzare gli usi finali in tutti gli altri settori, con particolare focus su una mobilità più sostenibile e sulla decarbonizzazione di alcuni segmenti industriali, includendo l’avvio dell’adozione di soluzioni basate sull’idrogeno (in linea con la EU Hydrogen Strategy).

Sempre nella Componente 2, particolare rilievo è dato alle filiere produttive, nell’intento di sviluppare una leadership internazionale industriale e di conoscenza nelle principali filiere della transizione, promuovendo lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nei settori a maggior crescita, che consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie e rafforzando la ricerca e lo sviluppo nelle aree più innovative (fotovoltaico, idrolizzatori, batterie per il settore dei trasporti e per il settore elettrico, mezzi di trasporto).

Attraverso la Componente 3 il PNRR vuole rafforzare l’efficientamento energetico, incrementando il livello di efficienza degli edifici, una delle leve più virtuose per la riduzione delle emissioni in un Paese come il nostro, che presenta un parco edifici con oltre il 60% dello stock superiore a 45 anni, sia negli edifici pubblici (es. scuole, cittadelle giudiziarie), sia negli edifici privati, come già avviato dall’attuale misura “Superbonus”.

Sulla base di queste premesse la Componente 4 pone in campo azioni per rendere l’Italia un Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, per proteggere la natura e le biodiversità, e garantire la sicurezza e l’efficienza del sistema idrico.

L’intero processo di transizione ecologica richiederà una importante e complessa transizione burocratica, che includerà riforme fondamentali nei processi autorizzativi e nella governance per molti degli interventi previsti, ponendo attenzione affinché la transizione avvenga in modo inclusivo ed equo e, anzi, contribuisca alla riduzione del divario tra le regioni italiane.

Start up e venture capital

Nell’ambito della Misura 4 e in particolare del “Potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione” (M4-C2-3) è prevista una specifica voce dedicata al “finanziamento di start-up” (M4-C2-I.3.2). Tale misura è volta ad integrare le risorse del Fondo nazionale per l’innovazione (lo strumento gestito da Cassa Depositi e Prestiti per sostenere lo sviluppo del venture capital in Italia): attraverso questa iniziativa si cercherà di ampliare la platea di imprese innovative beneficiarie del Fondo, permettendo di sostenere 250 piccole e medie imprese innovative con investimenti per 700 milioni di euro (partecipazione media pari a 1,2 mln di euro).

Altre misure sono previste al fine di supportare imprese start up e venture capital attive nella transizione ecologica (M2-C2-I5.4).

Secondo il PNRR, se da un lato in Italia c’è un terreno particolarmente fertile per lo sviluppo di start up green (nono paese al mondo per qualità della ricerca su scienze ambientali e tra i paesi a livello mondiale con il maggior bacino di talenti e con le migliori università in materie STEM), dall’altro lato si riscontra “un evidente fallimento di mercato in termini di trasferimento della ricerca scientifica in brevetti e business innovativi, cosa che pone limiti importanti alla capacità del Paese di sviluppare a scala soluzioni innovative per la transizione ecologica”.

Pertanto, il Piano “Italia domani” comprende un intervento teso a incoraggiare e stimolare la crescita di un ecosistema di innovazione, con focus particolare sui settori della transizione verde (es. rinnovabili, mobilità sostenibile, efficienza energetica, economia circolare, trattamento rifiuti, batterie, etc.), tramite investimenti di venture capital diretti e indiretti.

Per raggiungere questo scopo, l’intervento prevede l’introduzione del “Green Transition Fund” (GTF), un fondo dedicato con strategia di investimento focalizzata sui settori specifici e a copertura delle diverse fasi di sviluppo, con investimenti nei fondi più rilevanti di Venture Capital con focus green, in startup e incubatori/programmi di accelerazione, affiancando i più rilevanti VC manager e operatori del sistema. Nello specifico, l’investimento riguarderà il periodo che va dal 2021 al 2026 e il PNRR stima un impatto, diretto o indiretto, su circa 350-400 start-up.

FONTE  IPSOA.IT

PNRR: gli investimenti 4.0 che guideranno la ripresa

La transizione digitale è uno degli obiettivi centrali del Recovery Plan nazionale, il cosiddetto  Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, perché capace di dare una risposta efficace alla crisi generata dall’emergenza Covid-19 e una spinta competitiva importante. L’incertezza scaturita dalla pandemia ha reso fin troppo evidente quanto la ripartenza della produzione industriale italiana non possa prescindere da innovazioni tecnologiche e digitali, necessarie per garantire produttività e business continuity in quasi ogni situazione.

Artificial Intelligence

Tra i sistemi che maggiormente impatteranno sull’efficienza dell’industria vi sono quelli legati all’ottimizzazione e al Field Service Management, che, attraverso strumenti di collaborazione remota combinati con Realtà Aumentata e INTELLIGENZA  ARTIFICIALE  , aumentano esponenzialmente l’efficacia delle operazioni, spiega Cumin: «per rivoluzionare i processi on site di un’azienda, il moderno Field Service Management deve orientarsi a risolvere le criticità che i lavoratori in prima linea devono fronteggiare ogni giorno, fornendo loro il migliore supporto digitale per poter portare a termine le proprie attività. Questo passa attraverso l’introduzione di strumenti che ne automatizzano l’operatività, sia per quanto riguarda la fase di schedulazione e ottimizzazione, sia durante l’esecuzione vera e propria degli interventi, grazie all’introduzione di funzionalità innovative per la raccolta dati e la consuntivazione».

L’introduzione dell’AI gioca un ruolo cruciale per supportare la creazione dei task e la distribuzione dei carichi di lavoro, nonché per migliorare la fase di pianificazione, riducendone tempi e margine di errore, indipendentemente dall’uso di strumenti per la schedulazione manuale o automatica, stand alone o integrati ad altri ERP aziendali. L’AI consente inoltre, con l’applicazione di algoritmi dedicati sullo storico delle attività eseguite, di effettuare previsioni accurate, individuando per tempo eventuali criticità prima che queste si verifichino concretamente.

L’automatizzazione delle procedure va ad incidere positivamente anche sulla produttività dei tecnici, implementando «suggerimenti proattivi per individuare automaticamente asset, proporre procedure da eseguire o componenti da ordinare, oltre che raccogliere automaticamente informazioni sul campo o semplificare la consuntivazione, con notevole risparmio di tempo. Alla stessa maniera, la registrazione degli interventi e la taggatura automatica dei contenuti, consente di aumentare la trasparenza di quanto viene effettuato, oltre ad alimentare un database di conoscenza condivisa utilizzabile da altri colleghi o per la formazione del personale».

Mobilità e collaborazione assistite e “aumentate”

Insieme all’AI, l’AR (Realtà Aumentata) è l’altra tecnologia che sta rivoluzionando il mondo d lavorare, abilitando una serie di funzionalità per la visualizzazione delle informazioni operative sul punto di vista degli operatori, che sono così in grado di lavorare in modalità hands free, con notevoli miglioramenti anche sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro.

«L’accesso stesso alle informazioni, grazie all’introduzione di dispositivi a comando vocale, ha reso l’esperienza utente sempre più personalizzata, consentendo di avere “sotto mano” tutto il necessario per espletare una determinata attività – spiega Cumin – come: istruzioni in AR sul punto di vista dell’operatore, procedure guidate passo-passo, dati in tempo reale degli equipment, documentazione tecnica, video tutorial e, in generale, un accesso semplice e rapido al database della conoscenza condivisa dall’azienda».

Fondamentale nel miglioramento del rapporto con i clienti è l’introduzione di strumenti di collaborazione virtuale. Si pensi semplicemente alla possibilità di collegarsi in tempo reale con un esperto in remoto e alla possibilità di condividere con questo il punto di vista del proprio dispositivo che consente di azzerare distanze e tempi di spostamento, portando l’esperienza utente su un altro livello. Le sessioni operative possono inoltre essere registrare, per certificare l’avvenuto intervento e per fornire ai colleghi meno esperti l’inerente materiale formativo.

Industrial Internet of Things

Nel mondo industriale una grande rivoluzione è arrivata con l’Internet of Things (IoT): la moderna sensoristica consente di raccogliere grosse moli di dati da macchinari e asset tecnici, per tracciarne il comportamento in diretta e valutarne le prestazioni nel tempo. Le macchine possono inviare in autonomia richieste, allarmi e notifiche a una sala di controllo, consentendo al personale tecnico di effettuarne la diagnostica anche a grande distanza, risparmiando così tempi e costi di trasferta e aumentando la possibilità di risolvere eventuali malfunzionamenti al primo intervento. Oltre alla gestione delle “emergenze” l’IoT consente di pianificare in modo più efficiente e predittivo interventi di manutenzione e l’assortimento dei ricambi, sulla base delle analisi storiche, anticipando l’usura delle parti ed eventuali problematiche che potrebbero causare fermi macchina e relativi disagi legati a tempi morti e profitti persi.

L‘integrazione di tecnologie avanzate come IoT, AR AI consente di fornire agli operatori dei suggerimenti “smart” direttamente sul dispositivo mobile o sul visore di AR in uso, fornendo informazioni critiche addizionali per valutare le modalità di intervento.

Big data e strumenti di analisi

In tutto ciò giocano un ruolo chiave i  BIG  DATA , ovvero tutta la mole di informazioni prodotta dai moderni strumenti digitali che le aziende devono gestire e analizzare in modo efficace per ottimizzare i processi di business. «In un ecosistema completo, in cui i software di Field Service dialogano anche con gli svariati sistemi enterprise di un’azienda, la raccolta e condivisione delle informazioni dal campo è integrata con flussi di dati provenienti da altre fonti. I moderni strumenti per l’analisi di queste grandi quantità di dati sono di fondamentale importanza per gestire al meglio l’ottimizzazione e l’automazione dei processi di FSM, due fasi in cui la qualità del dato diventa centrale per il successo. Questa centralizzazione consente di spostare il baricentro delle operazioni da un modello di tipo reattivo, in cui si agisce al verificarsi di un evento, a un modello proattivo, dove le attività svolte dalle risorse vengono schedulate e ottimizzate in un’ottica di manutenzione predittiva, migliorando di conseguenza efficienza e customer satisfaction».

Fonte PMI.IT

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