CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA: Gli indicatori per l’emersione tempestiva della crisi – Parte 4

RAMSES GROUP NEWS n.29 – 5 Dicembre 2019

Concludiamo l’ultima parte relativa agli indicatori della crisi con quanto indicato dall’art. 13 comma 1 del nuovo Codice, laddove si evidenzia che ulteriore indicatore di uno stato di crisi può essere determinato dalla mancanza di prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso ovvero per i successivi sei mesi, quando la durata dell’esercizio in corso sia inferiore a sei mesi.

Come indicato nel documento elaborato dal CNDCEC (Ordine dei Commercialisti), il concetto di continuità aziendale che ha voluto esprimere il Legislatore, rappresenta una categoria ben più ampia della non sostenibilità dei debiti (si vedano le newsletter precedenti), i quali di per sé rappresentano indubbiamente indicatori di non continuità aziendale, ma quest’ultima può essere minacciata da eventi di altro tipo, intercettabili attraverso l’ausilio di un sistema di risk management, come ad esempio rilevanti perdite da danni ambientali, controversie giudiziarie che coinvolgono i vertici della società, profondi dissidi nella proprietà, perdita improvvisa di clienti o fornitori fondamentali.

Tali minacce possono essere rilevate attraverso una serie di indicatori non di tipo economico-finanziario provenienti, come tali, dai dati di bilancio, ma indicatori prevalentemente qualitativi che gli organi amministrativi dell’azienda devono costantemente ed attentamente monitorare.

In particolare è possibile far riferimento ad una serie di elementi qualitativi contenuti nel principio di revisione ISA 570:

1.        Prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso

2.        Consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività utilizzate per generare i flussi di cassa

3.        Difficoltà nel pagamento di dividendi arretrati o discontinuità nella distribuzione di dividendi

4.        Incapacità di pagare i debiti alla scadenza

5.        Incapacità di rispettare le clausole contrattuali dei prestiti

6.        Cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori, dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”

7.        Incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari

8.        Intenzione della direzione di liquidare l’impresa o di cessare le attività

9.        Perdita di membri della direzione con responsabilità strategiche senza una loro sostituzione

10.   Perdita di mercati fondamentali, di clienti chiave, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti

11.   Difficoltà con il personale

12.   Scarsità nell’approvvigionamento di forniture importanti

13.   Comparsa di concorrenti di grande successo

14.   Capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità del capitale ad altre norme di legge, come i requisiti di solvibilità o liquidità per gli istituti finanziari

15.   Procedimenti legali o regolamentari in corso che, in caso di soccombenza, possono comportare richieste di risarcimento cui l’impresa probabilmente non è in grado di far fronte

16.   Modifiche di leggi o regolamenti o delle politiche governative che si presume possano influenzare negativamente l’impresa

17.   Eventi catastrofici contro i quali non è stata stipulata una polizza assicurativa ovvero contro i quali è stata stipulata una polizza assicurativa con massimali insufficienti

Per ciascuno di questi elementi il nostro consiglio è quello di effettuare una valutazione periodica, almeno ogni tre mesi, cercando di esprimere un valore qualitativo (Alto – Medio – Basso) in merito alla probabilità di accadimento dell’evento stesso. Sulla base delle risposte che emergeranno, sarà compito dell’analista esprimere un valore di sintesi, anche in combinazione con i dati quantitativi, sulla base del quale misurare la prospettiva di continuità aziendale per i successivi sei mesi


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