CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA: Gli indicatori per l’emersione tempestiva della crisi – Parte 2

RAMSES GROUP NEWS n.29 – 5 Dicembre 2019

Nella precedente newsletter abbiamo visto il primo degli indicatori che l’Ordine dei Commercialisti ha individuato per l’emersione tempestiva della crisi: il DSCR e cioè il rapporto tra flussi di cassa della gestione e rate finanziarie (mutui, rateizzazioni fiscali ed altri rateizzi).

Nello schema predisposto dall’Ordine che conduce all’individuazione ovvero all’assenza di un presunto stato di crisi dell’azienda, è prevista tuttavia la possibilità che detto il DSCR sia inattendibile ovvero non disponibile, ciò in quanto, ricordiamo, che tale indice va calcolato in maniera prospettica per i successivi sei mesi, pertanto gli amministratori, su cui ricade l’obbligo di predisporlo, dovranno effettuare un esercizio non banale di previsione dei flussi futuri.

Laddove ciò non fosse possibile ovvero i dati fossero giudicati inattendibili dall’organo di controllo, è possibile procedere al calcolo di una serie di 5 indici differenti quantificati tuttavia sulla base dei dati consuntivi derivanti dalla contabilità.

Per ciascun indicatore sono previste delle soglie di allerta diversificate a seconda del settore di attività cui l’azienda appartiene e solo nel caso in cui tutti i cinque indicatori superassero dette soglie, ciò determinerebbe l’esistenza di una ragionevole presunzione di uno stato di crisi.

Come visto nella tabella le soglie sono diversificate a seconda del settore di attività, pertanto la prima verifica da effettuare riguarda il codice ATECO dell’azienda e l’individuazione delle relative soglie con cui confrontare gli indici che si andranno a calcolare.

Come detto in precedenza, posto che il nuovo Codice della Crisi assegna all’amministratore un tempo di 3 mesi per agire prontamente al fine di correggere la situazione in caso di crisi o accedere alle misure previste dalle norme, la raccomandazione è quella di procedere al calcolo di detti indicatori almeno ogni tre mesi partendo dai dati derivanti dal un bilancio trimestrale.

Ovviamente per fare ciò è necessario che i reparti amministrativi tengano aggiornata periodicamente la contabilità, tanto nella parte economica, quanto in quella finanziaria, procedendo ad effettuare la riconciliazione con i saldi bancari ed appostando i relativi ratei di accantonamenti ed ammortamenti.

Venendo ad una veloce disamina dei cinque indici essi si sostanziano in:

a.     indice di sostenibilità degli oneri finanziari, in termini di rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato;

b.     indice di adeguatezza patrimoniale, in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;

c.      indice di ritorno liquido dell’attivo, in termini di rapporto da cash flow e attivo;

d.     indice di liquidità, in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;

e.     indice di indebitamento previdenziale e tributario, in termini di rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo.

Come detto gli indicatori possono essere calcolati sulla base dei dati derivanti da bilanci trimestrali predisposti dall’azienda, tuttavia in questo caso l’unico indicatore che potrebbe dar luogo ad incertezze riguarda quello di cui al punto c. sopra indicato: Cash-flow / Totale attivo.

Ciò in quanto al numeratore abbiamo un valore che si forma di volta in volta nel corso dell’anno a seconda dei risultati economici che l’azienda ottiene, ad esempio il cash-flow al 31 marzo potrebbe essere di molto inferiore a quello del 30 settembre in quanto nel primo caso avremmo solo un trimestre di fatturato mentre nel secondo ne abbiamo già tre. Al denominatore abbiamo invece una grandezza che tende a restare tale nel corso del tempo, quindi sia all’inizio che al termine dell’esercizio il totale attivo tende ad assumere una grandezza simile.

Da ultimo è utile segnalare che il comma 3 dell’art. 13 del D.Lgs 14/2019, prevede la possibilità di usare indicatori differenti rispetto a quelli individuati dal CNDCEC quando questi ultimi non fossero idonei per l’azienda in questione. In questo caso tuttavia bisognerà darne motivazione in nota integrativa al bilancio ed indicare nello stesso documento gli indici individuati dall’azienda per l’emersione tempestiva di uno stato di crisi.


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